22 Settembre 2010
BRESCIA – PATTO SCELLERATO TRA ITALATTE E CONFAGRICOLTURA

Per Coldiretti è un prezzo che fa comodo solo a Galbani

“L’attacco verso Coldiretti da parte del presidente della Libera di Cremona non è certo una novità, così come era scontato che lo stesso Piva si sarebbe aggrappato all’accordo Coldiretti Brescia-Assolatte dell’ottobre scorso per tentare di giustificare una scelta difficilmente difendibile da parte di Confagricoltura che fino a ieri aveva pubblicamente condiviso e sostenuto (insieme a Coldiretti e Cia) il fatto che l’andamento del mercato rendeva inaccettabile un prezzo inferiore ai 38 centesimi.” Ettore Prandini critica duramente il comunicato di Confagricoltura ricordando che “Non è necessario essere un nobel dell’economia per capire che l’intesa Italatte-Confagricoltura è assolutamente fuori mercato. Per rendersene conto basta una semplice calcolatrice. Un anno fa il Grana quotava 5,30 euro al chilo e l’accordo bresciano Coldiretti-Assolatte (inadeguato per Confagricoltura) arrivò a 31 centesimi; oggi che i prezzi del Grana sono stabilmente superiori a 7,10 euro al chilo, se Bettoni avesse ragionato allo stesso modo non avrebbe dovuto accettare alcun accordo sul latte inferiore ai 43 centesimi. E’ vero che il mercato lattiero-caseario lombardo non è fatto di solo Grana (che però vale il 40% del totale) ma è pur vero che se si considera anche il mercato del latte alimentare e degli altri formaggi, sotto i 38 centesimi non si doveva proprio andare”.
Italatte è inoltre una delle industrie maggiormente responsabili del fallimento del tavolo regionale sul prezzo tra Organizzazioni Agricole ed Assolatte, la rappresentanza dell’industria lattiero-casearia italiana, di quell’industria che si oppone da anni e con tutti i mezzi al processo di trasparenza che Coldiretti vuole introdurre dentro la filiera attraverso maggiori controlli e con un’etichettatura che indichi la provenienza della materia prima utilizzata. Chi non ha nulla da nascondere non dovrebbe osteggiare queste richieste, così come chi vuole davvero difendere il Made in Italy agroalimentare non dovrebbe avere reticenze verso i consumatori. “Capita purtroppo che alcuni marchi storici e famosi dell’agroalimentare italiano vengano acquistati da multinazionali straniere (e questo è il caso di Galbani) che sfruttano il prestigio del marchio per produrre italiano con materia prima sempre meno italiana. E quale miglior occasione per ridurre gli approvvigionamenti di latte italiano, se non quella di pagare sempre meno i nostri allevatori  e far chiudere le stalle? Sarà poi inevitabile doversi approvvigionare di latte dall’estero. Il passo successivo se lo dovrebbero immaginare anche i sindacati del lavoratori: è la delocalizzazione degli stabilimenti di trasformazione.”

Ma accanto alle valutazioni di ordine economico il presidente di Coldiretti pone anche una questione di ordine politico-sindacale. “C’è effettivamente da chiedersi quali siano gli interessi reali che rappresenta e difende il presidente di Confagricoltura Franco Bettoni. Vestendo la giacca di rappresentante di imprenditori agricoli sottoscrive accordi al ribasso con quella Galbani/Italatte di cui abbiamo già detto abbastanza. In altre occasioni lo stesso Bettoni siede su importanti poltrone per conto ed in rappresentanza degli industriali, come nel caso della presidenza della Camera di Commercio e di Unioncamere Lombardia, o di quei consorzi che espropriano i terreni alle aziende agricole, come nel caso della presidenza BREBEMI. E’ poi molto strano che per giustificare i contenuti dell’accordo con Italatte, Franco Bettoni usi le stesse parole ed i medesimi concetti che Assolatte utilizzò su tutti i giornali, un paio di mesi fa, per denunciare pubblicamente le pretese assurde (secondo loro ovviamente) degli allevatori italiani. Un accordo a 36,9 centesimi, dice Bettoni, costituisce un aumento dell’11% rispetto al prezzo in vigore fino al luglio scorso. Purtroppo Bettoni si dimentica (ma è la stessa amnesia di cui soffre anche Assolatte) che in un solo anno, tra il 2008 ed il 2009, il prezzo al litro che le industrie hanno pagato agli allevatori è crollato di oltre il 35%!”

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