31 Maggio 2010
Lombardia, Il grana padano rialza la testa, balzo delle quotazioni rispetto al 2009

Il grana padano rialza la testa. Secondo l’ultima rilevazione Ismea, uno dei formaggi italiani più famosi al mondo, prodotto in circa 4 milioni di forme all’anno principalmente in Lombardia, dal maggio 2009 a oggi ha registrato un aumento delle quotazioni all’origine fra l’11 e il 12 per cento.

In particolare: quello stagionato fino 12 mesi ha guadagnato il 12,43 per cento, quello fra 12 e 15 mesi è salito del 11,44 per cento a 6,82 euro al chilo e infine la produzione a 24 mesi ha sfondato il tetto del 12 per cento di aumento rispetto al maggio dell’anno scorso arrivando a 7,05 euro al chilo. I risultati migliori sono stati registrati sulla piazza di Cremona con un balzo di oltre il 13 per cento per ciascuna delle tre tipologie di stagionatura.

Stesso trend per il parmigiano reggiano, che dal 2009 ha fatto un balzo del 20 per cento per la stagionatura a un anno e del 21,58 per cento per quella a 2 anni, con un picco del 27,57 per cento rispetto all’anno scorso, sulla piazza di Reggio Emilia. Anche il prezzo all’origine del burro sulla piazza di Milano è aumentato del 92 per cento rispetto al 2009 e di quasi il 95 per cento su quella di Cremona. Una notizia positiva per gli allevamenti, visto che per fare un chilo di grana servono circa 15 litri di latte italiano di alta qualità.

“Siamo di fronte a situazione diversa dal 2009 – commenta Ettore Prandini, vice presidente regionale di Coldiretti -  e possiamo avere legittime aspettative anche sul prezzo del latte. Se nel 2009 i valori del grana non ci aiutavano molto, adesso le quotazioni ci danno ragione. E così anche per la polvere, il burro e la panna: se nel 2009 erano al minimo storico degli ultimi 10-15 anni, quest’anno abbiamo rivalutazione simile al 2007. Ci sono le condizioni per garantire un prezzo del latte dignitoso alle nostre imprese”.

Ogni anno 6.200 aziende agricole conferiscono a 160 caseifici oltre 22 milioni di quintali di latte, il 21 per cento del totale munto in Italia. Per quanto riguarda le tipologie di vendita: il 48,7 per cento riguarda le forme, il 31,7 i pezzi preconfezionati, il 3,2 per cento i bocconcini e il 16,4 per cento è il grana già grattugiato.

Su 4 milioni di forme, più di un quarto finisce all’estero e in particolare in Germania, Stati Uniti e Svizzera. Ma anche i francesi, nostri grandi rivali sul fronte dei formaggi, lo apprezzano visto che ne importano oltre 90 mila forme, come fa il Regno Unito. Altre 120 mila finiscono sulle tavole di Canada, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Anche i giapponesi si stanno appassionando al grana padano, visto che ne fanno arrivare dall’Italia più di 20 mila forme.

(31/05/2010)

Fabio Bonaccorso
comunicazione.lombardia@coldiretti.it
347/0599454

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