14 Ottobre 2019
Agricoltura, “dopo il Forum Coldiretti di Cernobbio anche il territorio si proietta verso il futuro”

COMO-LECCO – Lo scenario di un tessuto agroalimentare alle prese con le dinamiche internazionali è stato al centro del dibattito del 18esimo forum dell’Agricoltura e dell’alimentazione che si è chiuso sabato a Cernobbio con l’intervento del premier Giuseppe Conte che ha ribadito la centralità dell’agricoltura nell’agenda di governo.
“Da un lato le potenzialità di una green economy circolare, dall’altro i dazi Usa, che entreranno in vigore a giorni e colpiranno il made in Italy alimentare per mezzo miliardo di euro. Una cifra che si aggiunge al già pesantissimo bilancio dell’italian sounding, ovvero il mercato delle imitazioni del falso made in Italy: già oggi, proprio negli Stati Uniti, il 99 per cento dei formaggi di tipo italiano sono “tarocchi” nonostante il nome richiami esplicitamente le specialità casearie più note del Belpaese, dalla Mozzarella alla Ricotta, dal Provolone all’Asiago, dal Pecorino Romano al Grana Padano, fino al Gorgonzola”. Queste le riflessioni di Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco, al termine della due giorni che ha visto il Lago di Como al centro dell’agenda agricola nazionale e internazionale.
“Positiva è stata, invece, la conferma del disinnesco del ventilato aumento per il gasolio agricolo, come annunciato proprio a Cernobbio dal ministro dell’agricoltura Bellanova”.

Tra gli altri focus dell’evento, quello sull’economia circolare in chiave agricola: “Il riciclo produttivo – dice ancora Trezzi - è la parola chiave di idee fortemente innovative, dalla birra con pane avanzato ai mobili di fichi d’india, dai cuscini ortopedici con i noccioli di ciliegie alla vernice da uova e latte fino agli agrigioielli, come abbiamo visto nella mostra allestita nei giardini di Villa d’Este”.
Un settore totalmente nuovo che vale già a 88 miliardi grazie alla crescita delle attività green che vanno dall’uso degli scarti per la produzione di oggetti alla condivisione di beni e servizi, dalla riparazione dei prodotti domestici al trattamento dei rifiuti e alla raccolta differenziata.

Nella giornata conclusiva del Forum è stata apparecchiata anche “la tavola dei cibi più pericolosi” venduti in Italia nel 2019 sulla base delle elaborazioni del sistema di allerta Rapido (Rassf) relative ai primi nove mesi. Sul totale di 281 allarmi che si sono verificati 124 provenivano da altri Paesi dell’Unione Europea (44%) e 108 da Paesi extracomunitari (39%). In altre parole oltre quattro prodotti su cinque più pericolosi per la sicurezza alimentare provengono dall’estero (83%).
I pericoli maggiori per l’Italia – continua la Coldiretti – sono infatti venuti dal pesce spagnolo, come tonno e pescespada, con alto contenuto di mercurio e dal pesce francese, sgombro in primis, per l’infestazione del parassita Anisakis, ma sul podio del rischio ci sono anche i materiali a contatto con gli alimenti (MOCA), per i quali si riscontra la cessione di sostanze molto pericolose per la salute del consumatore (cromo, nichel, manganese, formaldeide ecc.), in particolare per quelli importati dalla Cina. Nella black list alimentare ci sono poi i pistacchi dalla Turchia e le arachidi dall’Egitto per l’elevato contenuto di aflatossine cancerogene, presenti anche nei pistacchi dagli Stati Uniti e la salmonella enterica nelle carni avicole polacche.
Sul podio dei Paesi da cui arrivano in Italia il maggior numero di prodotti rischiosi al primo posto emerge la Spagna con 54 notifiche, riguardanti principalmente la presenza di mercurio nel pesce, seguita dalla Cina con 28 segnalazioni, soprattutto per migrazione di metalli nei materiali a contatto con alimenti e dalla Turchia con 22 avvisi, maggiormente per aflatossine nella frutta in guscio.
Dai risultati sono evidenti le maggiori garanzie di sicurezza dei prodotti nazionali mentre i pericoli vengono soprattutto dalle importazioni. Il motivo è spiegato dalla relazione della Corte dei Conti Europea del 15 gennaio scorso sui “pericoli chimici negli alimenti che consumiamo”, in cui si parla di tolleranze all’importazione e si chiede alla Commissione Europea di spiegare “quali misure intende adottare” per mantenere lo stesso livello di garanzia per gli alimenti importati rispetto a quelli prodotti nella Ue.
(14/10/2019)

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