COMO-LECCO – Dal mais ai prati destinati alla produzione di foraggio, dai vigneti agli alpeggi fino alle stalle da latte: le ondate di caldo eccezionale e la mancanza di precipitazioni diffuse, che anzi si concentrano in bombe d’acqua brevi e violente, stanno mettendo in crescente difficoltà anche le aziende agricole delle province di Como e Lecco, con il rischio di compromettere raccolti e produzioni nelle prossime settimane.
È quanto evidenzia Coldiretti Como Lecco sulla base del monitoraggio condotto a livello regionale alla vigilia del nuovo tavolo lombardo per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica, mentre l’attenzione resta concentrata sulle previsioni meteorologiche e sui possibili nuovi passaggi temporaleschi.
A preoccupare è soprattutto il progressivo assottigliamento delle riserve d’acqua. Il Lago di Como presenta attualmente una percentuale di riempimento pari al 22,4%, in un quadro che vede in difficoltà gran parte dei principali bacini lombardi: il Lago d’Iseo è al 17,9% e il Maggiore al 18,9%, mentre soltanto il Garda conserva una percentuale superiore al 60%.
«Il Lario è una risorsa fondamentale non soltanto dal punto di vista ambientale e turistico, ma anche per l’agricoltura di un territorio molto più ampio» sottolinea Coldiretti Como Lecco. «La carenza di precipitazioni e il caldo prolungato rendono ancora più evidente la necessità di preservare l’acqua e utilizzarla nel modo più efficiente possibile, a tutela delle produzioni agricole e dell’intero territorio».
Nelle aree di pianura e di fondovalle le alte temperature prolungate sottopongono a forte stress il mais, i prati e le coltivazioni in pieno campo. In assenza di precipitazioni significative, gli agricoltori potrebbero essere costretti ad aumentare gli interventi irrigui, dove l’acqua è disponibile, oppure ad anticipare lo sfalcio e la raccolta del mais destinato all’alimentazione degli animali, rinunciando a una parte della produzione.
La scarsità di foraggi rappresenta un problema diretto per le aziende zootecniche lariane, che devono già sostenere maggiori costi per l’irrigazione, l’acquisto degli alimenti e il funzionamento degli impianti di ventilazione e raffrescamento delle stalle.
A soffrire sono infatti anche gli animali. Con il caldo intenso bovini e suini riducono l’assunzione di cibo e aumentano il consumo di acqua. Le razioni più leggere, la ventilazione e le docce refrigeranti consentono di limitare gli effetti delle temperature elevate, ma non sempre bastano a evitare una diminuzione della produzione di latte.
A livello lombardo il calo viene stimato mediamente intorno al 10%, con punte che possono arrivare al 15-20% nelle situazioni più critiche. Una riduzione che, sommata all’aumento dei costi energetici e di gestione, incide direttamente sui bilanci delle aziende.
Le prossime settimane saranno decisive anche per i vigneti delle province di Como e Lecco. Al momento non si registra un allarme generalizzato, ma temperature superiori ai 35 gradi possono provocare stress idrico, scottature sugli acini e una maturazione troppo rapida. Le notti particolarmente calde possono inoltre ridurre l’escursione termica necessaria alla formazione e alla conservazione delle componenti aromatiche delle uve, con possibili conseguenze sulla qualità finale dei vini.
L’allerta non riguarda soltanto la pianura. Nelle aree montane e prealpine del Comasco e del Lecchese si guarda con crescente preoccupazione allo stato dei pascoli, che rischiano di seccare anticipatamente, e alla portata delle sorgenti utilizzate per abbeverare gli animali negli alpeggi. Una riduzione della disponibilità di erba e acqua potrebbe costringere alcune aziende ad aumentare l’impiego di foraggi trasportati da valle o, nei casi più difficili, ad abbreviare la stagione in quota.
«Il caldo e la siccità confermano quanto sia importante valorizzare ogni disponibilità d’acqua e rafforzare la capacità del territorio di affrontare periodi sempre più prolungati senza piogge» affermano il presidente di Coldiretti Como Lecco, Fortunato Trezzi, e il direttore Luciano Salvadori. «Servono investimenti negli invasi, nelle reti e nelle infrastrutture agricole, per sostenere le imprese, tutelare le produzioni e rendere il territorio più resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici».