4 Maggio 2020
Coldiretti invoca il patto della responsabilità per la filiera del latte bergamasco

La drammaticità del momento che stiamo vivendo impone una riflessione per la zootecnica da latte bergamasca, per fare il punto della situazione ma anche per costruire assetti rinnovati all’interno della filiera. Per effetto dell’emergenza sanitaria – spiega Coldiretti Bergamo - il mercato del latte alla stalla, tolta la frazione destinata alla produzione di Grana, si sta fortemente polarizzando. Da una parte i colossi nazionali del caseario, tra cui Italatte, che stanno reagendo alla difficoltà del momento con riconosciuto senso di responsabilità nei confronti degli allevatori e stanno rispettando i contratti remunerando correttamente le stalle fornitrici. Dall’altra c’è  il composito mondo dei piccoli caseifici, per lo più a gestione familiare, che faticano ad operare nel senso della filiera e che, ed è ormai comprovato nei momenti di difficoltà, l’unica cosa che riescono a fare è scaricare a valle le loro difficoltà di mercato.

“I primi – afferma  Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo - stanno riconoscendo in questi mesi il prezzo alla stalla previsto da contratto, i secondi hanno imposto agli allevatori, spesso unilateralmente, una sostanziale riduzione del prezzo riuscendo a far passare questa formula di “socializzazione delle perdite” come atto di generosità nei confronti degli allevatori mascherando così spesse volte la non tanto velata minaccia di lasciare loro a casa il latte”.

Poi – prosegue Coldiretti Bergamo - ci sono gli allevatori per i quali la riduzione anche minima del prezzo del latte non permette loro di remunerare i costi di produzione ancor più in questo periodo in cui si sta assistendo ad un sostanziale aumento dei costi della razione alimentare.

La disamina di Coldiretti Bergamo prende in considerazione anche la situazione della distribuzione, che da un lato sconta la chiusura di un importante comparto come quello dell’Horeca che è mercato importante per una parte del mondo caseario locale, ma dall’altro vede l’aumento presso la grande distribuzione organizzata sia delle quantità vendute che dei prezzi dei prodotti alimentari sullo scaffale penalizzando ingiustamente anche il consumatore.

“Mai come in questo caso, dove tutti gridano le proprie ragioni vere o supposte che siano – aggiunge Brivio -  è necessario trovare tra tutti un responsabile punto d’incontro se vogliamo provare a limitare i danni e pensare a programmare strategicamente il futuro del latte bergamasco provando ad alzare lo sguardo e guardare oltre la drammatica contingenza. Il futuro non sarà lo stesso di oggi anche per il mondo del latte e per questo c’è la necessità di iniziare a collaborare all’interno della filiera”.

In questa situazione Coldiretti Bergamo invoca il  “patto della responsabilità”.

Responsabilità nel rispettare i contratti di fornitura. Ancora oggi, malgrado gli obblighi di legge, ci sono realtà che, alla prima oscillazione di mercato, sistematicamente non rispettano i contratti, non solo nella durata ma anche nel prezzo: troppo spesso assistiamo a modifiche unilaterali del prezzo riconosciuto alle stalle con definizioni di valore il più delle volte a consegne già effettuate.

Responsabilità nel formulare con coerenza le proprie idee evitando le contraddizioni come ha fatto la parte industriale fino ad oggi: non si possono invocare blocchi alle frontiere da parte di taluni ministeri, ben sapendo che gli stessi, purtroppo, non hanno alcun potere in merito, mentre basterebbe semplicemente non comprarlo il latte estero, nessuno lo impone. Qualcuno propone interventi finanziari statali per agevolare la riduzione della produzione, ben sapendo che l’Italia è tutt’oggi deficitaria nelle produzioni rispetto al consumo di latte e derivati, mentre, con la medesima semplicità, basterebbe porre fine all’ignobile inganno del “falso Made in Italy “per riequilibrare domanda ed offerta e, soprattutto, riportare la trasparenza sulle tavole degli italiani e del mondo intero

 

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