15 Ottobre 2019
Coldiretti: “Lago di Como è una rampa di lancio per il made in Italy nel mondo”

COMO-LECCO – Il Lario e il turismo mondiale: un binomio di successo, dove negli ultimi anni è entrato in gioco un nuovo fattore importantissimo, il cibo. Un “made in Italy” agroalimentare che, sul lago di Como, incontra visitatori da tutto il mondo e  che diviene elemento centrale nelle recensioni che i visitatori fanno della loro vacanza.

Le impressioni riportate dai turisti di tutto il mondo confermano un’altissima media reputazionale delle strutture lariane: anche l’ultimo TTT (Tourism Think Tank) svoltosi a Milano nel giugno scorso aveva confermato che l’indice di gradimento espresso dai turisti stranieri nelle proprie recensioni è pari all’89% nel Comasco e addirittura al 90,4% nel Lecchese. Una media altissima, che per il comprensorio lecchese risulta addirittura la più alta a livello regionale.

Ospiti stregati dal “buono” da mangiare, oltrechè dal “bello” da vedere e da vivere: il cibo, infatti, gioca un ruolo sempre più centrale nelle scelte di una meta dove trascorrere le vacanze. Non solo: sempre più visitatori scelgono l’agriturismo come elemento di contatto tra natura, cibo e territorio: nell’estate 2019, e in questo primo scorcio di autunno, le strutture collegate alle imprese agricole che offrono ristorazione ed ospitalità hanno registrato arrivi dai quattro angoli del pianeta: dai finlandesi (che hanno apprezzato la quiete e la semplicità delle alture che sovrastano Argegno) agli israeliani, che hanno avuto parole di elogio per il panorama e la cura del design rustico delle strutture; ma non sono mancati visitatori dalla Malesia, dagli Emirati Arabi Uniti (che hanno apprezzato cibo e convivialità degli agriturismi in riva al lago di Como), dal Canada, dalla Repubblica Ceka o dalla Russia. Lo “stile country” ha entusiasmato anche i visitatori australiani, mentre gli irlandesi hanno apprezzato i formaggi prodotti dalle nostre imprese agricole, sottolineandone la qualità nelle recensioni lasciate a fine visita; i belgi, invece, non mancano di consigliare i prodotti bio dell’azienda agricola dove hanno soggiornato in Alto Lago, vicino a Colico, prima di una prima colazione che più d’uno ha definito “great”.

Colazioni “a chilometro zero”,  quelle in agriturismo, che si sono rivelate come “very nice breakfast” anche per i tantissimi visitatori del Regno Unito che hanno raggiunto i due rami del lago. E poi ancora tanti elogi positivi, dalla Francia a Malta, dagli Stati Uniti alla Svizzera, dai Paesi Bassi, alla Germania alle Isole Cook.

In generale, le voci “accoglienza” e “cibo” sono quelle più gettonate per gli agriturismi, mentre a livello descrittivo, i recensori non mancano di rimarcare le bellezze ambientali e rurali, oltre alla quiete che distingue queste strutture immerse nella natura delle nostre alture e campagne.

“Va evidenziato un dato di fatto” rimarca il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi. “Ovvero come il sistema agroalimentare abbia un peso determinante sull’economia lariana, per incrementare la propria attrattività, debba oggi investire sempre più su nuovi modelli di sviluppo turistico promuovendo sistemi integrati fra turismo e agricoltura, valorizzando l’enogastronomia territoriale quale asset strategico. Ciò anche attraverso una formazione specifica degli addetti del settore ricettivo e agendo con un adeguato sistema di promozione indirizzato al mercato turistico internazionale. Il Lago di Como può e deve essere una rampa di lancio per il made in Lario e, più in generale, per il made in Italy nel mondo”.

Oggi l’elemento-cibo ha quindi un ruolo fondamentale nella strategia del turismo rurale lariano dove sarà fondamentale, nei prossimi anni, puntare sul recupero e sull’attualizzazione di quella “cucina di memoria” che parte dagli ingredienti territoriali, e lega passato, presente e futuro.

 “Ci sono decine, centinaia di elementi di antica memoria  - conclude il presidente Trezzi - che possono essere attualizzati e resi elemento di attrazione per un turismo enogastronomico di grande slancio: gli itinerari tra gli oliveti lariani, ad esempio, o quelli tra gli alpeggi dove pascolano le capre di Livo in via di estinzione, oggi non più di 2500 capi. O ancora i “vigneti sconosciuti” che, ad Abbadia Lariana, sono oggetto di studio internazionale per tracciarne il dna identificativo. Le idee non mancano: la vera sfida, sarà rinsaldare una sinergia tra agricoltura e turismo che si rivela strategica per il futuro. Un turista attento al cibo diventerà un consumatore attento a pretendere il “vero made in Italy” anche sulle tavole del proprio Paese, rifiutando quei “falsi” frutto dell’Italian sounding che, purtroppo, dilagano ai quattro angoli del pianeta: c’è quindi la consapevolezza, e anche l’ebbrezza, di muoversi su un contesto internazionale, dove le nostre strutture diventano “ambasciatrici” di una qualità che nasce dalla terra e finisce non solo in tavola, ma nell’esperienza e nella memoria di una vacanza che i nostri visitatori porteranno per sempre con loro”.

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