28 Novembre 2020
Coldiretti Varese, con la classificazione nutrizionale “a colori” penalizzato (ingiustamente) il nostro cibo

VARESE – In vista del Consiglio Agricoltura UE dei prossimi 15 e 16 dicembre, Coldiretti chiede al Governo di intervenire contro la pericolosa deriva in atto nell’Unione europea sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari. Un via libera all’etichetta nutrizionale a colori, infatti, boccerebbe ingiustamente quasi l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine (DOP/IGP) che la stessa Unione europea dovrebbe invece tutelare e valorizzare, soprattutto nel tempo del Covid.

L’apertura UE sull’etichetta nutrizionale a colori rischia di mettere fuori gioco la proposta italiana dell’etichetta a batteria, che – spiega Coldiretti Varese – non attribuisce presunti “patentini di salubrità” ad un alimento, nella convinzione che l’equilibrio nutrizionale sia da ricercare non nel singolo prodotto ma tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera.

Duro il commento del presidente provinciale di Coldiretti Fernando Fiori: “È inaccettabile spacciare per tutela del consumatore un sistema fuorviante, discriminatorio ed incompleto, che cerca di influenzarlo nei suoi comportamenti orientandolo a preferire prodotti di minore qualità, con ingredienti di sintesi e a basso costo, ed escludendo paradossalmente alimenti sani e naturali, anche made in Varese, che da secoli sono presenti sulle nostre tavole”.

Inoltre, “nel definire la proposta finale da approvare al Consiglio di metà dicembre è fondamentale evitare che venga portato avanti un documento poco ambizioso sull’obbligo di indicazione di origine obbligatoria che cita come priorità solamente il latte e le carni mentre l’obiettivo della trasparenza sulla provenienza degli alimenti riguarda tutti i prodotti”.

Come più volte ribadito da Coldiretti, in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, per difendere i consumatori, le nostre imprese e con esse l’economia, occorre portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza contrastando le indicazioni ingannevoli ed estendendo l’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy.

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