19 Settembre 2020
Como Lecco, “vendemmia di qualità super, il caldo dei giorni scorsi ha dato la spinta decisiva”

COMO-LECCO –  Una vendemmia super. Anche le analisi stanno confermando una qualità eccezionale delle uve, giunte alla raccolta “accompagnate” da un clima caldo e costante che, anche nei giorni scorsi, ha visto la colonnina di mercurio avvicinarsi se non superare i 30°: un’anomalia che si è rivelata un toccasana per i grappoli, specie quelli a bacca rossa, che hanno raggiunto un grado zuccherino ottimale.

Il bilancio è però a macchia di leopardo per i quantitativi: grandine e maltempo hanno decimato i vigneti a macchia d’olio nelle aree vitate delle due province, ma nel complesso i dati si fissano nella costante di un’annata media. Nel territorio lariano si sta concludendo la vendemmia delle uve a bacca bianca, è in corso quella dei Merlot che proseguirà nelle settimane a venire insieme a quella degli altri “rossi”: ultimi ad essere raccolti saranno i filari di Nebbiolo.

A lasciare il segno sulla stagione – precisa la Coldiretti interprovinciale – sono state le piogge e le grandinate di luglio, che hanno rischiato di pregiudicare la stagione. Il clima favorevole di inizio estate ha però iniziato ad esaltare la maturazione dei grappoli, il bel sole di fine agosto ha fatto il resto, trasformando le speranze dei viticoltori in certezze sotto il profilo quantitativo.

Nelle due province di Como e Lecco operano circa 40 produttori che danno da lavorare a 350 persone circa: “In particolare, l’Igt Terre Lariane — spiega Fortunato Trezzi, presidente della Coldiretti interprovinciale — è la punta di diamante del nostro territorio: nato nel 2008, è un patrimonio storico e condiviso dell’enogastronomia delle due province. Per questo, dobbiamo un plauso ai nostri viticoltori, capaci di ottenere un risultato tanto sorprendente, nonostante il clima poco propizio di quest’estate. Infatti, se si prendono le stime nazionali di quest’anno, si denota un calo produttivo del 20% circa, imputabile a caldo, siccità e grandine”.   

I filari comaschi e lecchesi — continua Coldiretti — affondano le loro radici nella storia del territorio: ancor oggi si rintracciano i terrazzamenti che, nei secoli passati, costeggiavano il lago nel suo insieme, mentre è certo che si producesse vino anche entro i confini della città di Como, anche nei giardini privati e negli orti dei monasteri, senza contare i vigneti che si potevano rintracciare lungo la strada Regina o nelle vie che portano a Como da Lipomo e Camerlata.

Numeri positivi anche nel resto del Paese, dove l’andamento della vendemmia si prospetta di qualità buona o ottima, con una produzione di 47,2 milioni di ettolitri che conferma il ruolo di leader mondiale davanti alla Francia con 44,7 milioni di ettolitri stimati (+3,1%).

La produzione tricolore è destinata per circa il 70% a vini Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt, tra cui il nostro “Terre Lariane”) riconosciuti in Italia e il restante 30 % per i vini da tavola.  Ma la vendemmia 2020 in Italia è influenzata anche dalle misure di sicurezza anti contagio e dalle difficoltà di spostamento degli stagionali agricoli stranieri che – spiega la Coldiretti – in passato contribuivano in modo significativo alla raccolta delle uve. Per questo è necessario estendere a tutte le Regioni i tamponi all’arrivo in Italia anche ai lavoratori nei campi provenienti dall’estero come è già stato fatto in Trentino Alto Adige che ha dato il via libera ai test sui collaboratori agricoli giunti da altre parti del mondo che potranno così partecipare da subito alle attività di raccolta.

“In questo contesto, almeno 25mila posti di lavoro occasionali tra le vigne potrebbero essere disponibili per la vendemmia con una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che era stato introdotto per la prima volta in Italia proprio per la vendemmia e poi successivamente ingiustamente abrogato” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “bisogna ripensare ad uno strumento per il settore che da una parte sia agile e flessibile rispondendo ad un criterio di tempestiva disponibilità all’impiego e dall’altra generi opportunità di integrazione al reddito preziosa per in cittadini in questo periodo di crisi”.

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