3 Aprile 2020
Coronavirus, allevatori suini in affanno

L’emergenza coronavirus sta mettendo in difficoltà anche la filiera suinicola lombarda con gli allevatori che devono fronteggiare l’aumento dei costi di produzione e il calo dei prezzi a loro riconosciuti. È quanto afferma la Coldiretti Lombardia sulla base delle segnalazioni raccolte sul territorio, mentre cresce del 17% il consumo degli affettati delle famiglie italiane, che acquistano sempre di più anche i prodotti confezionati in vaschetta in base ai dati Iri.

Nonostante l’aumento degli acquisti – spiega la Coldiretti – le quotazioni alla stalla sono state spinte al ribasso del 10% nell’ultimo mese, mentre le spese per l’alimentazione degli animali, dal mais alla soia, hanno registrato rincari fino al 26% mettendo in difficoltà gli allevatori che rischiano di non vedersi neppure ripagati i costi di produzione.

“I costi di produzione e il crollo dei prezzi sono difficoltà reali – spiega Luca Dordoni, allevatore suinicolo di Bertonico, nel Lodigiano – Con l’emergenza coronavirus, non potendo contare su tutta la forza lavoro, sono entrati in difficoltà i macelli e i prosciuttifici. Poi, il mercato si è bloccato per la chiusura del canale ristorazione. Oggi questa situazione si ripercuote su tutta la filiera fino agli allevatori, passando per i trasformatori e i macellatori. Una soluzione potrebbe essere quella di autorizzare l’ammasso non del prodotto stagionato o di quello per le vaschette, ma il prodotto fresco, mettendolo sottovuoto”.

Una situazione aggravata dalle importazioni che a livello nazionale hanno raggiunto il ritmo medio di 4,7 milioni di pezzi al mese, mentre in Italia il via libera all’obbligo dell’etichettatura d’origine su tutti i salumi è atteso dal 93% degli italiani che ritengono importante conoscere l’origine degli alimenti per dire finalmente basta all’inganno di prosciutti e salami fatti con carne straniera ma spacciati per Made in Italy.

Gli allevatori – spiega la Coldiretti regionale – stanno continuando a lavorare per garantire i rifornimenti di cibo nonostante le difficoltà. In un momento complicato come quello attuale serve la responsabilità da parte di tutta la filiera per evitare speculazioni e assicurare la tenuta dell’intero comparto, sostenendo la valorizzazione e il consumo dei prodotti italiani.

I consumatori comprino salumi Dop, a partire dai prosciutti di Parma e San Daniele, e i trasformatori acquistino solo carne italiana – afferma Thomas Ronconi, allevatore di Marmirolo (Mantova) e presidente dell’Associazione Nazionale Allevatori Suini – Servirebbe poi un’azione di più ampio respiro, con l’attivazione di politiche di stoccaggio della carne e delle cosce fresche, sostenendo al tempo stesso piani per l’export delle grandi DOP” .

Con 4,3 milioni di maiali allevati, la Lombardia è la prima regione suinicola italiana – conclude la Coldiretti regionale – La prima provincia per numero di capi allevati è Brescia (quasi 1,4 milioni) seguita da Mantova (oltre 1 milione) e Cremona (oltre 800 mila). A seguire Lodi (360 mila capi), Bergamo (circa 300 mila capi), Pavia (più di 240 mila capi), Milano (72 mila capi), Lecco (4 mila capi), Monza e Brianza (più di 3 mila capi), Como (più di 2 mila), Sondrio (1700), Varese (mille).

Fa' la cosa giusta 2020

COLDIRETTI A FA' LA COSA GIUSTA 2020

Continuando con la navigazione in questo sito, accordi l'utilizzo dei nostri cookie. Approfondisci

Le impostazioni dei cookie in questo sito sono impostate su "permetti cookie" per permettere la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continui l'utilizzo di questo sito senza cambiare le impostazioni del tuo browser o se clicchi su "Accetto" confermai l'autorizzazione di tali cookie.

Chiudi