19 Gennaio 2021
Covid, stop alle oltre 7.000 enoteche italiane penalizza ulteriormente il vino made in Sondrio

SONDRIO – “La chiusura anticipata alle 18, oltre a discriminare le oltre 7mila enoteche presenti in Italia, penalizza fortemente la viticoltura valtellinese e chiavennasca”, con i nostri vini che  raggiungono una gran parte di appassionati e intenditori proprio grazie al lavoro di enotecari nei loro esercizi specializzati.

Lo rimarca Coldiretti Sondrio attraverso il presidente Silvia Marchesini nel richiamare “l’esigenza di una coerente interpretazione dell’ultimo DPCM per evitare di danneggiare un settore da primato del Made in Italy che vale oltre 11 miliardi all’anno e che è fondamentale per la nostra provincia. I viticoltori stanno pagando già molto duramente la crisi, il settore è certamente tra i più penalizzati dalla chiusura del canale della ristorazione”.

L’entrata in vigore del DPCM del 14 gennaio che vieta dopo le ore 18 la vendita con asporto ai bar senza cucina ed a coloro che esercitano prevalentemente il commercio al dettaglio di bevande rischia quindi di tradursi, di fatto, in una ingiustificata disparità di trattamento per la vendita di bevande alcoliche a discapito delle enoteche nei confronti di negozi alimentari e supermercati ai quali resta correttamente consentita la vendita dei vini. Infatti, fino al prossimo 5 marzo, l’acquisto dei predetti prodotti – spiega la Coldiretti - potrà essere effettuato anche dopo le 18 presso la grande distribuzione e altri esercizi di vicinato che non abbiano come codici Ateco prevalenti quelli ricadenti espressamente nel suddetto divieto.

Le enoteche - sottolinea Coldiretti Sondrio - hanno avuto negli ultimi anni una forte espansione offrendo opportunità di lavoro a molti giovani, sotto la spinta di nuovi modelli di consumo che valorizzano la ricerca della qualità e del legame con il territorio: in Lombardia, il loro numero è cresciuto negli ultimi anni sfiorando quota mille: Milano è la città che conta più enoteche, oltre 250; la vicina provincia Bergamo è invece quella dove, nel quinquennio precedente l’emergenza Covid, si è registrata la crescita maggiore, con un incremento di oltre il 19%.

Ma il vino “made in Valtellina” – dai Docg “Valtellina Superiore” allo “Sforzato di Valtellina Docg”, ma anche il “Rosso di Valtellina Doc” e il “Terrazze Retiche Igt” registra successi anche nelle 480 enoteche della capitale, Roma, e perfino nella provincia che conta il maggior numero di esercizi specializzati per la vendita di vino, ovvero Napoli, con quasi 530 unità.

Una tendenza che – precisa la Coldiretti – va sostenuta ed incoraggiata nel rispetto delle norme di sicurezza. Il settore del vino è già tra i più colpiti dagli effetti delle misure restrittive anti Covid con la chiusura della ristorazione dove viene commercializzato più della metà in valore delle bottiglie stappate in Italia.

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