5 Gennaio 2010
Cremona, Associazione Cereali: “Prezzi alla produzione troppo bassi, così le aziende chiudono”

“I prezzi dei prodotti agricoli alla produzione sono in piena deflazione, con un calo del 5,2 per cento. Le quotazione alla produzione sono calate dell’11 per cento per i cereali, del 15 per cento per la frutta, del 16 per cento per il vino, dell’8 per cento per la carne suina e del 5 per cento per i lattiero caseari. Una situazione che mette seriamente a rischio il futuro delle aziende agricole, e con esso quello delle coltivazioni e degli allevamenti Made in Italy, con una riduzione stimata del Valore aggiunto agricolo pari al 5,2 per cento, per una perdita complessiva di 1,5 miliardi nel 2009”. Ad evidenziare questi dati è Pietro Scolari, responsabile dell’Ufficio Economico Coldiretti Cremona e segretario dell’Associazione regionale produttori cereali e semi oleosi della Lombardia. “Da questo continuo calo dei prezzi alla produzione, ormai insostenibile per le imprese agricole, non trae certo vantaggio il cittadino-consumatore, per il quale i prezzi al dettaglio non diminuiscono. La situazione del grano duro è emblematica: il grano duro viene pagato appena 18 centesimi al chilo agli agricoltori, mentre la pasta raggiunge in media 1,4 euro al chilo, con un ricarico di circa il 400 per cento. Il garante dei prezzi, intervenendo in proposito, ha messo il dito nella piaga” prosegue Scolari, facendo riferimento alla  convocazione dei pastai da parte del garante dei prezzi Roberto Sambuco per il 19 gennaio.
Le quotazioni del grano sono scese su valori inferiori di ben il 30 per cento, mettendo a rischio il futuro delle coltivazioni Made in Italy.  Una crisi che non è giustificata dal consumo di pasta di semola, che in Italia è cresciuto in valore del 2,8 per cento nel primo semestre 2009 rafforzando il primato degli italiani nel consumo.
“Pochi centesimi pagati agli agricoltori nei campi – aggiunge Arnaldo Freri, presidente dell’Associazione produttori cereali – diventano euro al consumo, con il risultato di un aumento della forbice nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola che danneggia agricoltori e consumatori, in un momento particolare dell’economia”. Alla complessa situazione si aggiunge il peso dell’inganno legato all’origine del prodotto. “Circa la metà del pane venduto in Italia è ottenuto con grano straniero, senza alcuna indicazione per i consumatori – prosegue Freri –. Plaudiamo alla recente operazione dei Nas dei carabinieri nei panifici, che ha portato al sequestro di oltre 46 tonnellate di prodotti da forno e che conferma l’importanza di garantire la rintracciabilità, e con essa la qualità e sicurezza, del prodotto più presente sulle tavole degli italiani”.
“E’ vitale arrivare in tempi rapidi all’introduzione dell’obbligo di indicare la provenienza del grano impiegato per produrre la farina destinata alla panificazione, al fine di assicurare l'origine nazionale del prodotto – spiega Freri –. Questo vale per tutte le produzioni alimentari: come sostenuto con forza da Coldiretti, è tempo che per tutti i prodotti sia indicata in etichetta l’origine, vale a dire il campo dove avviene la coltivazione, o la stalla di mungitura, o l’azienda dove il suino è stato allevato”.
“Il primo, fondamentale passo per assicurare un’equa remunerazione del prodotto italiano è mettere il cittadino-consumatore realmente nelle condizioni di poter scegliere l’autentico made in Italy. Dobbiamo e possiamo reagire con forza ai due furti ai quali è sottoposta giornalmente l’agricoltura, che subisce da una parte il furto di identità e di immagine, che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano, e dall'altra il furto  di valore aggiunto che vede sottopagati i prodotti agricoli a causa  di  uno strapotere contrattuale da parte dei nuovi forti della filiera agroalimentare – conclude Freri –. L’Associazione dei cerealicoltori, con convinzione, è accanto a Coldiretti nella richiesta di estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine. Così come sposiamo appieno il progetto Coldiretti per la realizzazione di una filiera agricola tutta italiana, gestita per una parte sempre più importante, ove possibile in ogni sua fase, direttamente dagli agricoltori”.

Fa' la cosa giusta 2020

COLDIRETTI A FA' LA COSA GIUSTA 2020

Continuando con la navigazione in questo sito, accordi l'utilizzo dei nostri cookie. Approfondisci

Le impostazioni dei cookie in questo sito sono impostate su "permetti cookie" per permettere la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continui l'utilizzo di questo sito senza cambiare le impostazioni del tuo browser o se clicchi su "Accetto" confermai l'autorizzazione di tali cookie.

Chiudi