27 Luglio 2020
Dazi, scade ultimatum USA: rischio ritorsioni anche per l’agroalimentare made in Varese

VARESE – Che succederà ora? Se lo chiedono anche i produttori agricoli della provincia prealpina dopo la scadenza dell’ultimatum del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la possibile applicazione di nuovi dazi per una lista di prodotti europei diretti negli Usa. Per l’Italia si tratta di un valore dell’export di 3 miliardi, e si estende tra l’altro a vino, olio e pasta Made in Italy oltre ai formaggi e salumi che sono stati già colpiti: un elenco dal quale non si salva nemmeno il made in Varese, tra prodotti di nicchia (come olio e vino, in ordine a cui il mercato statunitense è in espansione) e identitari, come salumi e formaggi (con il latte munto nel nostro comprensorio si producono anche Grana Padano e Gorgonzola).

E’ quanto afferma Coldiretti Varese in riferimento alla conclusione (ieri, 26 luglio) della procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio (USTR) degli Usa sulla nuova lista allargata sui prodotti Ue da colpire a seguito della disputa sugli aiuti al settore aereonautico.

“Nell’ambito del sostegno Ue ad Airbus gli Usa – commenta il presidente della Coldiretti provinciale Fernando Fiorisono stati autorizzati dal Wto ad applicare sanzioni per un limite massimo di 7,5 miliardi di dollari all’Unione Europea che tuttavia lo scorso 24 luglio (a seguito dell’annuncio del consorzio Airbus della revisione degli aiuti di Stato ricevuti, che rende i sostegni conformi alla sentenza dell'Organizzazione mondiale del commercio-Wto), ha invitato gli Stati Uniti a rimuovere immediatamente tali dazi, che sarebbero ora ingiustificati. In ogni caso, colpire l’agroalimentare italiano e made in Varese per una vicenda simile non ha alcun senso”.

Un contenzioso che per l’Italia riguarda i 2/3 delle spedizioni agroalimentari totali con gli Usa che – precisa la Coldiretti – minacciano di aumentare i dazi fino al 100% in valore e di estenderli a prodotti simbolo del Made in Italy, dopo l’entrata in vigore il 18 ottobre 2019 delle tariffe aggiuntive del 25% che hanno già colpito specialità come Grana Padano, Gorgonzola, ma anche Parmigiano Reggiano Asiago, Fontina, Provolone. Inoltre anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello.

L’export del Made in Italy agroalimentare in Usa nel 2019 è risultato pari a 4,7 miliardi ma – rileva la Coldiretti – con un aumento del 10% nel primo quadrimestre del 2020 nonostante l’emergenza coronavirus. Il vino con un valore delle esportazioni di oltre 1,5 miliardi di euro, è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli States mentre le esportazioni di olio di oliva sono state pari a 420 milioni ma a rischio è anche la pasta con 349 milioni di valore delle esportazioni.

 “Occorre impiegare tutte le energie diplomatiche per superare inutili conflitti che rischiano di compromettere la ripresa dell’economia mondiale duramente colpita dall’emergenza coronavirus” ha affermato il presidente Fiori nel sottolineare l’importanza della difesa di un settore strategico per l’Ue che sta pagando un conto elevatissimo per dispute commerciali che nulla hanno a che vedere con il comparto agricolo.

“L’Unione Europea – conclude Fiori – ha appoggiato gli Stati Uniti per le sanzioni alla Russia che come ritorsione proprio all’inizio di agosto di sei anni fa ha posto l’embargo totale su molti prodotti agroalimentari, come i formaggi, che è costato al Made in Italy 1,2 miliardi ed è ora paradossale che l’Italia si ritrovi nel mirino proprio dello storico alleato, con pesanti ipoteche sul nostro export negli Usa. Al danno peraltro si aggiunge la beffa poiché il nostro Paese si ritrova ad essere punito dai dazi Usa nonostante la disputa tra Boeing e Airbus, causa scatenante della guerra commerciale, sia essenzialmente un progetto francotedesco al quale si sono aggiunti Spagna ed Gran Bretagna”. 

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