9 Aprile 2021
Export, storico sorpasso sul cibo importato: “Sondrio ora deve “tirare la volata” alle Olimpiadi”
SONDRIO – Con le esportazioni agroalimentari italiane che, per la prima volta nella storia recente, superano le importazioni, ci sono le condizioni per far crescere il Made in Sondrio agroalimentare e ridurre la dipendenza dall’estero, da dove arriva ancora un prodotto agroalimentare su quattro consumato sulle tavole degli italiani. Lo sottolinea Coldiretti Sondrio in riferimento ai dati Istat che evidenziano come le esportazioni agroalimentari italiane, nel 2020, abbiano raggiunto il valore record di 46,1 miliardi, con un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente che ha consentito lo storico sorpasso sulle importazioni che sono invece scese a 43 miliardi.
“Certamente la pandemia ha messo in difficoltà alcuni mercati di traino nel settore agroalimentare, anche per il mancato afflusso dei turisti sul posto” afferma Silvia Marchesini, presidente Coldiretti Sondrio. “Ad esempio, il comparto vitivinicolo, provinciale e non solo, ha sofferto la chiusura dei canali turistici e della ristorazione, primo punto di contatto con i visitatori stranieri che conoscono il prodotto sul territorio e lo richiedono una volta tornati a casa. Bisogna in ogni caso continuare a spingere l’acceleratore sulla promozione all’estero dei nostri prodotti di punta, compresi i formaggi”.
Coldiretti Sondrio rinnova quindi l’appello a “fare quadrato per garantire una veloce ripresa del mercato, sia sul fronte interno che sui mercati internazionali. Una volta riaperte le frontiere e riattivato in via definitiva il canale della ristorazione, occorrerà un forte lavoro di squadra per una promozione efficace del brand vinicolo valtellinese e chiavennasco, fatto di eccellenze che derivano dal lavoro diretto dei produttori. Va anche rafforzata la sinergia con il turismo: si tratta di due comparti che possono e devono camminare insieme, a staffetta. E, ovviamente, non va trascurato il traguardo delle olimpiadi e nei pochi anni che da esse ci separano. Una partita importante che si gioca, decisamente, sullo scenario mondiale insieme a tutti gli altri attori del paniere gastronomico valtellinese: dai formaggi, alla bresaola, ai salumi, alle mele, alle colture della tradizione alpina”.
 
La svolta registrata a livello nazionale, in ogni caso offre grandi opportunità al Made in Italy dopo che a causa di decenni di sottovalutazione l’Italia ha accumulato un deficit produttivo di autoapprovvigionamento pari al 25% dei consumi a tavola, dalla carne al latte fino ai cereali e fatta eccezione solo per frutta, carni avicole e vinoLe opportunità sono interessanti e concrete anche per le produzioni del territorio. Esse sono inserite a pieno titolo in quel sistema-Italia che conta su un tesoro da primato mondiale ma per difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero deve considerare il settore agroalimentare come vera e propria risorsa strategica al pari di telecomunicazioni ed energia. E’ però necessario tagliare la burocrazia che frena le imprese e investire su progetti di ampio respiro in grado di mettere le ali al Paese fuori dall’emergenza Covid.
 
Per sostenere la ripartenza dell’Italia, con il Recovery Plan, sono strategici i progetti sull’agroalimentare Made in Italy presentati da Coldiretti in grado di creare un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni: dalla digitalizzazione delle campagne all’ innovazione tecnologica, dalla creazione di foreste urbane per mitigare l’inquinamento e smog in città agli invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua. Questi ed altri progetti cantierabili da subito per la crescita sostenibile del Paese. Come anche – conclude il presidente di Coldiretti Sondrio – i fondi europei “vanno utilizzati per finanziare progetti strategici superando i limiti alla capacità di investimento nel comparto agricolo ed alimentare per portare benefici all’intero Sistema Paese con un impegno di lungo periodo. Per far crescere il Made in Italy, infatti, sono fondamentali i contratti di filiera in grado di garantire una equa distribuzione di valore fra tutti i componenti”.

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