10 Aprile 2026
Iran, effetto guerra sul mais lombardo

Il conflitto in Iran pesa sull’avvio della stagione del mais in Lombardia. Nei campi – rende noto la Coldiretti regionale – sono partite le semine, ma gli agricoltori devono fare i conti con un aumento dei costi di 200 euro per ettaro, secondo le stime del Centro Studi Divulga. Complessivamente, il primo mese di guerra ha fatto lievitare i costi della coltivazione del mais lombardo di 60 milioni di euro, spinti dall’impennata dei prezzi dei principali fattori di produzione, dal gasolio ai fertilizzanti.

L’aumento dei costi di produzione registrato nel primo mese di guerra, infatti, si fa sentire non solo nei campi ma anche negli allevamenti incidendo sull’alimentazione del bestiame. Produrre una tonnellata di latte, ad esempio, oggi costa alle stalle 40 euro in più rispetto a prima dell’inizio dei disordini in Medio Oriente, mentre per il comparto suinicolo i costi aggiuntivi di queste settimane di guerra si stanno traducendo in aumenti fino a 35 euro a tonnellata.

La fragile quanto incerta tregua raggiunta in Medio Oriente – sottolinea Coldiretti – rappresenta una finestra di opportunità per mettere in campo una strategia europea immediata e strutturale di difesa dei settori produttivi e dei cittadini consumatori, con risorse e strumenti a protezione degli asset strategici a partire dall’agricoltura e dalla produzione di cibo, insieme a energia e difesa.

Dopo l’estensione alle aziende agricole della misura del credito d’imposta per il gasolio agricolo approvata dal Governo italiano, a partire da una proposta di Coldiretti, questa fase di temporaneo allentamento delle tensioni deve spingere l’Europa ad agire subito per non farsi trovare impreparata nel caso di una nuova escalation.

È fondamentale l’esclusione dei fertilizzanti dal sistema Ets per evitare ulteriori distorsioni competitive.  Allo stesso tempo vanno rafforzate le politiche di sostegno agli investimenti in agricoltura di precisione, indispensabili per ridurre la dipendenza energetica e contenere i costi.

È necessario – conclude Coldiretti – dare un segnale forte rispetto a un atteggiamento che sino ad oggi ha visto la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen e parte dell’esecutivo comunitario scaricare sui singoli Stati il peso di una crisi che richiede invece una risposta unitaria, coordinata e lungimirante.

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