31 Marzo 2026
“Modifica del codice doganale sull’origine dei prodotti a difesa del Made in Italy”

Coldiretti scrive ai Sindaci chiedendo di approvare una delibera. Prime adesioni dai Comuni di Cappella de’ Picenardi, Calvatone, Sesto ed Uniti

Una delibera a difesa dell’agroalimentare made in Italy, dell’economia del territorio e del Paese, dei diritti dei cittadini-consumatori. E’ quanto Coldiretti Cremona ha chiesto ai Comuni cremonesi, indirizzando una lettera a tutti i Sindaci della provincia, proponendo l’approvazione di una delibera a sostegno della modifica del codice doganale sull’origine dei prodotti agroalimentari. Un’iniziativa che l’Organizzazione degli agricoltori sta portando avanti a livello nazionale, per arrivare all’abolizione di una norma che danneggia enormemente l’agroalimentare made in Italy e garantire alla nostra agricoltura e al nostro sistema economico un commercio libero e giusto.

Si punta a superare il criterio della “ultima trasformazione sostanziale”. “Una norma che – denuncia Coldiretti – consente troppo spesso di “italianizzare” prodotti e materie prime provenienti dall’estero attraverso lavorazioni finali, aprendo la strada a concorrenza sleale, confusione per i consumatori e danni economici alle aziende agricole”. Le prime delibere dei Comuni stanno arrivando: i primi a deliberare sono stati i Comuni di Cappella de’ Picenardi, Calvatone, Sesto ed Uniti. Molti altri Comuni hanno già dato la disponibilità a procedere con l’approvazione, a testimonianza della grande attenzione con cui tanti amministratori locali guardano alla tutela del vero made in Italy, della nostra agricoltura e del diritto dei cittadini ad avere cibo buono e sano, dall’origine certa e garantita.

Riportiamo di seguito alcuni passaggi della comunicazione indirizzata ai Sindaci, a firma del Delegato Confederale Giovanni Benedetti e del Direttore di Coldiretti Cremona Giovanni Roncalli.

“L’Italia si è affermata come leader del settore agroalimentare in Europa, distinguendosi in particolare per il valore aggiunto agricolo, la qualità certificata (DOP/IGP) e l'agricoltura biologica, primeggiando per la ricchezza creata nel settore – scrivono Benedetti e Roncalli –. Mentre altri Paesi europei possono superare l'Italia per volumi produttivi di specifiche colture estensive, l'Italia detiene il primato per la creazione di valore, la qualità e l'eccellenza delle produzioni tipiche e il Made in Italy agroalimentare è universalmente riconosciuto come straordinaria leva competitiva “ad alto valore aggiunto” per lo sviluppo del Paese”.

Da qui la richiesta ai Sindaci di aiuto “a sostegno dell’iniziativa che abbiamo adottato a livello nazionale di promuovere una revisione della disciplina sull’origine dei prodotti agricoli e alimentari che deriva dai criteri sull’«origine doganale». In particolare, secondo la disciplina doganale contenuta nel regolamento UE n. 952/2013, l’origine di un prodotto è determinata dal Paese o territorio in cui lo stesso è stato interamente ottenuto oppure dal Paese o territorio in cui è avvenuta l'ultima lavorazione o trasformazione sostanziale, che deve essere sufficiente a cambiarne la natura o il valore (cosiddetto criterio dell’origine non preferenziale).

“L’applicazione di quest’ultimo criterio che consente di attribuire l’origine del prodotto all’ultimo Paese di trasformazione o lavorazione sostanziale – proseguono Benedetti e Roncallli – genera esiti ambigui della disciplina doganale soprattutto riguardo ai prodotti agroalimentari, avente come unica finalità quella, appunto, di ottenere un’etichettatura made in Italy sui prodotti di provenienza non italiana, acquisiti a basso costo”.

Per Coldiretti “occorre prevenire e contrastare l’usurpazione del Made in Italy, assicurando la qualità, la salubrità, le caratteristiche e l’origine dei prodotti alimentari, in quanto elementi funzionali a garantire la salute e il benessere dei consumatori e il diritto a un’alimentazione sana, corretta e fondata su scelte di acquisto e di consumo consapevoli”.

“E’ una battaglia che dobbiamo vincere, a difesa del vero made in Italy, del lavoro delle nostre aziende agricole e dei diritti dei consumatori. In questo gli amministratori del territorio, insieme ai cittadini, sono i nostri primi alleati – evidenzia il Direttore di Coldiretti Cremona Giovanni Roncalli –. La circolazione di alimenti che evocano un’origine e una fattura italiana, che non possiedono, pregiudica l’immagine del patrimonio agroalimentare nazionale, che è un bene collettivo da tutelare. Invece che alla valorizzazione e alla promozione del vero Made in Italy, assistiamo a una svendita della nostra economia e dei nostri territori, che rischia di danneggiare irrimediabilmente il nostro grande patrimonio”.

Per Coldiretti si tratta quindi di un vero inganno nei confronti dei consumatori, convinti di comprare prodotti made in Italy che di fatto non lo sono, e un danno enorme per il nostro sistema produttivo. “Pensiamo alle cosce di maiale olandesi o danesi che vengono salate e stagionate per diventare prosciutti “italiani”, oppure ai petti di pollo, magari provenienti dal Sudamerica, che vengono semplicemente panati oppure trasformati in crocchette e poi esportati come Made in Italy – denuncia Coldiretti Cremona –. E poi le mozzarelle fatte con latte tedesco o polacco, o addirittura con cagliate, la pasta fatta col grano canadese al glifosato, i carciofini egiziani messi sottolio o i sughi preparati a partire dal concentrato di pomodoro cinese e così di seguito con una lunga serie di ulteriori esempi che quotidianamente ci ritroviamo sulle nostre tavole”.

Tramite l’adozione di una delibera, Coldiretti chiede ai Presidenti delle Regioni e ai Sindaci di tutta Italia di sostenere l’iniziativa e di intraprendere le conseguenti azioni politiche nelle opportune sedi istituzionali affinché sia modificata la disciplina sull’origine riportata dal codice doganale. Quella contro l’inganno sull’origine del codice doganale è la madre di tutte le battaglie – evidenzia Coldiretti Cremona – e per vincerla abbiamo bisogno di rafforzare la nostra richiesta con le delibere dei Comuni e delle Regioni, per poter avere ancora più forza nella richiesta all’Europa di modifica di questa legge ingannevole che consente a un qualsiasi prodotto agricolo e/o zootecnico di fregiarsi del marchio ‘Made in Italy’ nel momento in cui l’ultima trasformazione o lavorazione avvenga nel nostro Paese, realizzando un vero e proprio inganno per i consumatori e un furto di identità a danno degli agricoltori”.

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