10 Settembre 2020
Perso un frutto su tre: colpa del clima anomalo

COMO-LECCO - Per effetto del clima anomalo quest’anno è andato perso un frutto estivo su tre con un calo della produzione di pesche e nettarine del 28% e del 58% delle albicocche ma ridimensionato è stato anche il raccolto di ciliegie. Lo rileva Coldiretti. Il clima – sottolinea la Coldiretti interprovinciale – sta condizionando anche la produzione di frutta autunnale con il raccolto di mele in calo dell’1%. A pesare è stata anche la grandine che ha colpito le coltivazioni frutticole nelle province del settentrione lombardo, da Como a Lecco, Sondrio e Varese.

“Anche nel nostro territorio si registra un’evidente tendenza alla tropicalizzazione che – sottolinea il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzisi manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. Il ripetersi di eventi estremi sono costati all’agricoltura italiana oltre 14 miliardi di euro in un decennio tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne”.

L’agricoltura – spiega la Coldiretti lariana – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli.

Nel 2020 si sono verificati in media quasi quattro eventi estremi al giorno lungo la penisola tra gelate, bombe d’acqua, nubifragi e grandine dalle dimensioni anomale secondo l’elaborazione di Coldiretti su dati dell’European Severe Weather Database (Eswd). Un fenomeno che, a più riprese, ha sferzato anche il territorio delle nostre province, dall’Alto Lago, alla Valsassina, al Triangolo Lariano, alla pianura brianzola. Sono il risultato dell’enorme energia termica accumulata nell’atmosfera in un anno che è stato fino adesso di oltre un grado (+1,01 gradi) superiore alla media storica classificandosi in Italia al quarto posto tra i più bollenti dal 1800, sulla base dell’analisi Coldiretti su dati Isac Cnr relativi ai primi sette mesi dai quali si evidenzia anche la caduta del 30% di pioggia.

“Con il modificarsi della distribuzione delle precipitazioni e salvaguardare la produzione di cibo Made in Italy occorrono immediati interventi strutturali per accumulare l’acqua quando cade e distribuirla quando manca, soprattutto nelle aree interne” ha affermato il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini prendendo parte l’iniziativa on line dall’’Associazione nazionale delle Bonifiche (Anbi) in occasione del Macfrut di Rimini, nel ricordare che appena il 20% dei campi italiani è raggiunto da sistemi di irrigazione.   Una rete di bacini di accumulo abbinata all'utilizzo delle nuove tecnologie, dai sensori ai robot che permettono di risparmiare fino al 95% di acqua per l’irrigazione e nell’allevamento ci porteranno sicuramente ad essere ancora più competitivi. La disponibilità di acqua è ciò che ci permette di avere un cibo di alta qualità e ci consente di primeggiare livello mondiale ed è l'unica strada che noi possiamo percorrere per dare certezze e redditività economica alle nostre aziende e affrontare le nuove sfide dei cambiamenti climatici.

“I temi della disponibilità idrica e dell’irrigazione hanno le carte in regola per entrare – conclude Trezzi – nel progetto di investimenti strategici che il nostro Paese deve presentare all’Unione Europea per spendere i fondi messi a disposizione da Bruxelles con il Recovery Fund. Un intervento, peraltro, perfettamente in linea con gli obiettivi del Green Deal promosso dalla Ue per salvare il clima”. 

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