10 Gennaio 2022
Peste suina, Lario in allarme: “A Como e Lecco i cinghiali sono fuori controllo”

COMO-LECCO – L’arrivo della peste suina ai margini delle nostre province “è un disastro annunciato” e, purtroppo, incoraggiato dall’assenza degli interventi risolutivi più volte richiesti da Coldiretti sul territorio in merito al tema della fauna selvatica: “Ora urge correre ai ripari, sempre che non sia troppo tardi e che, finalmente, vengano ascoltate le voci di chi, da anni, denuncia il problema: a rischio c’è un intero sistema economico che rischia di implodere”.
Così il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi, dopo l’accertamento del primo caso di Peste Suina Africana in Piemonte, che segue quelli già tracciati in Germania e nell’Est Europa.
Oltre ai grandissimi danni alle coltivazioni, agli incidenti mortali e non, ai problemi sanitari e ad aver lasciato degenerare questa situazione, ora anche nelle nostre province c’è un ulteriore rischio elevatissimo: la Peste Suina Africana, infatti, può colpire i cinghiali ed è altamente pericolosa e, spesso, letale per i suinidi, anche se non è trasmissibile agli esseri umani.

“Siamo fortemente preoccupati – afferma Trezzi – e lo ribadisco: gli interventi immediati e urgenti, così come i controlli a tappeto sui cinghiali abbattuti, che da tempo chiediamo, devono ora sicuramente essere fatti e non bastano, di fronte ad uno spettro così grave e rischioso, le azioni palliative che non hanno centrato affatto l’obiettivo di ridurre la presenza dei cinghiali in un comprensorio – quello lariano – che è quello maggiormente investito dal problema a livello lombardo, con imprese agricole costantemente flagellate dalle invasioni dei selvatici che rappresentano anche un rischio per l’incolumità pubblica, dati i numerosi incidenti che continuano a verificarsi sulle strade del nostro territorio. E ora, il rischio di ritrovarci con i cinghiali contagiati dalla peste suina che girano indisturbati per i nostri paesi e città è tutt’altro che improbabile”.

“L’altra forte preoccupazione è per il danno d’immagine che questa situazione può creare diventando anche uno strumento di speculazione economica nei confronti del nostro territorio, rischiando di colpire ingiustamente i nostri allevatori che, invece, conducono i loro allevamenti con standard di bio sicurezza molto elevati. Chiediamo, pertanto, da subito di attuare tutte le misure necessarie per monitorare la situazione e contenerla il più possibile. Inoltre, per difendere i nostri imprenditori, già fortemente colpiti dalla crisi legata alla pandemia, se dovessero generarsi strumentalizzazioni e speculazioni, non esiteremo a fare causa, a richiedere il risarcimento danni ed a costituirci parte civile nei confronti di chi non ha saputo gestire correttamente la problematica del proliferare dei cinghiali e di chi ha avuto la responsabilità di farla degenerare”.
Riconosciamo “l’impegno annunciato dall’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi di istituire la figura del delegato dell’imprenditore agricolo, che potrà intervenire nelle attività di contenimento del cinghiale sui fondi di sua proprietà. E importante è anche l’impegno di Regione Lombardia a sburocratizzare le pratiche per gli interventi dei controllori. Ma il troppo silenzio e l’inefficacia degli interventi attuati a livello territoriale nelle province di Como e Lecco, con situazioni al limite dell’incredibile come quelle che contraddistinguono la Val Menaggio o l’Intelvese, non possono davvero essere più tollerate”.

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