6 Aprile 2019
Ue – Prandini: agricoltura non paghi conto Brexit

Non può essere l’agricoltura a pagare il conto della Brexit nella ripartizione delle risorse europee. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in relazione al vertice a Lonato (Brescia) con il Commissario Europeo dell’Agricoltura Phil Hogan e l’eurodeputata Lara Comi sugli scenari futuri dell’Unione. Al centro del confronto temi di stringente attualità: dalla Brexit alla nuova Politica Agricola Comune, dagli accordi internazionali alla trasparenza verso i consumatori con la battaglia per l’etichettatura d’origine obbligatoria su tutti i prodotti agroalimentari.  Con riferimento alla riforma della Politica Agricola Comune (Pac) il Presidente della Coldiretti evidenzia la necessità di garantire all’agricoltura le risorse necessarie per continuare a rappresentare un motore di sviluppo sostenibile per l’Italia  e l’Europa oltre ad applicare soluzioni che prevedano correttivi basati su variabili diverse dalla superficie, per attuare una redistribuzione esterna più equa dei sostegni Pac tra Paesi, rispetto al rapporto tra i redditi medi agricoli aziendali e i redditi medi percepiti dalle altre attività economiche.

Indebolire l’agricoltura che è l’unico settore realmente integrato dell’Unione significa – afferma Prandini – minare le fondamenta della stessa Ue in un momento particolarmente critico per il suo futuro. “Occorre rafforzare nella Pac tutte le misure che escludono la “rendita”, premiando invece chi vive di agricoltura per puntare su un’assegnazione di risorse che consideri anche il contributo alla sostenibilità ambientale sociale e all’occupazione da parte delle imprese agricole” aggiunge il presidente della Coldiretti nel sostenere l’esigenza di “valorizzare la distintività delle produzioni di cui la tracciabilità dell’origine e l’etichettatura sono i principali strumenti per recuperare valore sul mercato”.

Prandini sottolinea anche la necessità di un maggiore coinvolgimento delle principali organizzazioni di rappresentanza dei settori economici durante le negoziazioni e in sede di applicazione degli accordi commerciali internazionali, per valutarne il reale impatto economico. Sull’accordo di libero scambio con il Canada, Ceta, le maggiori preoccupazioni riguardano la tutela delle indicazioni geografiche e la necessità di massimizzare le possibilità offerte dal sistema istituzionale di riconoscimento delle IG creato in Canada e la necessità di rivedere, attraverso i meccanismi previsti nell’accordo Ceta, il sistema di gestione delle quote di importazione di formaggi in Canada, ad oggi fortemente sbilanciato a favore dei produttori canadesi. Coldiretti ha sottolineato anche il ruolo chiave del capitolo relativo alle misure fitosanitarie negli accordi internazionali per superare i problemi che gli Stati membri che incontrano nelle esportazioni come nel caso, ad esempio, del “Pomodoro di Pachino” IGP, per il quale è importante trovare la soluzione più opportuna con il Canada per liberalizzarne definitivamente l’export.

Per quanto riguarda il commercio internazionale – precisa la Coldiretti – bisogna poi procedere nella difesa delle produzioni europee dalla concorrenza sleale e dalle importazioni extracomunitarie che non rispettano gli stessi standard su ambiente, diritti dei lavoratori, infezioni da parassiti, residui fitosanitari e sicurezza alimentare come evidenziato dalla Corte dei Conti Ue. Ma il vertice di Prandini con Hogan è anche l’occasione per fare il punto sull’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti agricoli impiegati  che pone l’Italia all’avanguardia in Europa grazie alle norme contenute nella legge sulla semplificazione con la campagna della Coldiretti che in Europa ha promosso, insieme ad altre nove organizzazioni di diversi Paesi, l’Iniziativa Europea dei Cittadini “EatORIGINal – Unmask your food” per estendere l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti, autorizzata dalla stessa Commissione con la Decisione (UE) 2018/1304 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 244 del 28 settembre 2018. L’obiettivo – conclude Coldiretti è assicurare le stesse garanzie di trasparenza dell’informazione sui cibi in tutta l’Unione Europea dove rischiano di entrare in vigore nell’aprile 2020 norme fortemente ingannevoli per i consumatori.

 

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