17 Aprile 2020
Crisi pesantissima per il florovivaismo bergamasco, a rischio oltre 2.000 posti di lavoro

Si prospetta un futuro drammaticamente incerto per il settore florovivaistico bergamasco, una realtà che conta complessivamente 833 aziende, di cui 485 si occupano di cura e manutenzione del paesaggio e 348 di coltivazione di piante e fiori, con un totale di 2.109 addetti. A lanciare l’allarme è Coldiretti Bergamo preoccupata per la tenuta di uno dei comparti del Made in Italy più bello e apprezzato oltre che più significativo dal punto di vista economico.

L’emergenza Coronavirus – spiega Coldiretti Bergamo -  ha reso necessario lo stop a cerimonie come battesimi, matrimoni e lauree, ma anche il blocco della mobilità delle persone e la chiusura dei negozi determinando gravi contraccolpi per chi i fiori li coltiva e li vende, ma anche per gli operatori del settore che si occupano di manutenzione del verde.

Tutto questo – riferisce Coldiretti Bergamo – ha fatto crollare  gli acquisti di fiori recisi, di fiori in vaso e di piantine da orto, le produzioni tipiche della primavera e si sono fermate anche le vendite e l’export di alberature e cespugli, in un periodo in cui per molte aziende si realizza tra il 50% e il 70% del fatturato annuale, grazie ai tanti appassionati dal pollice verde che con l’aprirsi della stagione riempiono di piante e fiori case, balconi e giardini.

La conseguenza è stata che migliaia di fiori e piante fiorite sono rimaste invendute e si sono dovute distruggere perché non più commercializzabili. Dato che è in questo periodo che si realizza gran parte del fatturato annuo, nella bergamasca le perdite dirette stimate per il primo semestre dell’anno per il settore floricolo e la manutenzione del verde in generale sono nell’ordine di oltre 50 milioni di euro, senza considerare quali saranno le conseguenze nel medio lungo periodo. Per questo Coldiretti ha chiesto e ottenuto lo stato di crisi del settore con interventi di accompagnamento e misure di supporto specifiche.

Gli agricoltori della Coldiretti che gestiscono i vivai si sono organizzati per fare consegne a domicilio, con contatti per telefono o mail, per consentire ai cittadini di restare a casa senza rinunciare all’emozione dei colori e dei profumi della primavera. Tutto questo ha rappresentato una boccata d’ossigeno, però assolutamente insufficiente per coprire le ingenti perdite. Anche il recente via libera alla vendita al dettaglio di fiori, piante e altri prodotti florovivaistici per coloro che svolgono attività agricola stenta a decollare in quanto manca ancora un’applicazione uniforme delle direttive. A questo riguardo le aziende si sono prontamente attivate per rispettare e far rispettare i protocolli di sicurezza necessari a garantire sia i clienti che il personale occupato.

Il settore florovivaistico ha bisogno di misure urgenti perché senza interventi di sostegno specifici rischia di essere completamente cancellato. Non basta l’accesso alla liquidità, c’è bisogno di risarcimenti diretti.

Coldiretti Bergamo plaude all’intervento dell’assessore regionale Assessore all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi che ha chiesto, con il sostegno delle altre Regioni, l'istituzione di un fondo da 800 milioni a livello nazionale dedicato al comparto del florovivaismo, per compensare le produzioni andate al macero.

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