20 Settembre 2019
CETA, crolla export di Grana Padano e Parmigiano: noi l’avevamo detto!

Anniversario flop per il CETA, con -32% sull'export di Grana Padano e Parmigiano Reggiano nel primo semestre 2019, mentre il Canada festeggia la produzione di ben 6,3 milioni di chili di Parmesan (falso Parmigiano Reggiano), in aumento del 13% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, e la netta crescita dell'esportazione in Italia di grano trattato con glifosato in preraccolta.

Un crollo devastante delle esportazioni in Canada di questi simboli agroalimentari del Made in Italy, che si sono ridotte praticamente di un terzo, scendendo a soli 1,4 milioni di chili nel primo semestre del 2019, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tra i prodotti interessati dalla flessione anche un altro campione tutto italiano come l’olio di oliva, che registra un brusco calo delle esportazioni in Canada, pari al 20% nelle quantità e al 27% in valore.

Ecco i risultati dell'analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat, a due anni dell’entrata in vigore in via provvisoria dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada, CETA, nonostante a oggi sia stato ratificato solamente da 15 nazioni su 28.
“La presenza sui mercati esteri è vitale per il made in Italy - precisa il presidente di Coldiretti Ettore Prandini -, ma negli accordi di libero scambio vanno garantite reciprocità delle regole ed efficacia delle barriere non tariffarie, perché non è possibile agevolare l’importazione di prodotti ottenuti secondo modalità vietate in Italia. Il settore agricolo non deve diventare merce di scambio degli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto sul piano economico, occupazionale e ambientale sui territori".

L'accordo CETA favorisce il falso made in Italy

Perchè il CETA favorisce il falso made in Italy

Come prospettato, la diffusione del falso Made in Italy ha ridotto lo spazio ai prodotti italiani originali. Lo dimostra il fatto che il  Canada festeggi questo anniversario con un primo semestre del 2019 caratterizzato dalla produzione di:

  • 6,3 milioni di chili di falso Parmigiano Reggiano (Parmesan), al +13% sul I semestre 2018;
  • 4,5 milioni di ricotta locale;
  • 1,9 milioni di chili di Provolone taroccato;
  • 74 milioni di chili di mozzarella;
  • 228mila chili di un "fantomatico" formaggio Friulano.

In sostanza, oggi sono falsi 8 pezzi di Parmigiano su 10, senza considerare i tarocchi esportati in Canada da altri Paesi grazie all'accordo CETA, che ha legittimato per la prima volta nella storia dell’Unione Europea le imitazioni del Made in Italy. Basti considerare che il Parmigiano Reggiano può essere liberamente prodotto e commercializzato dal Canada con la traduzione di Parmesan. Ma è anche possibile produrre e vendere Gorgonzola, Asiago e Fontina, mantenendo una situazione di ambiguità che rende difficile al consumatore distinguere il prodotto originale ottenuto nel rispetto di un preciso disciplinare di produzione dall’imitazione di bassa qualità.

Un precedente disastroso, riproposto negli accordi successivi: da quello con il Giappone a quello con il Messico, fino al negoziato drammaticamente concluso con i Paesi del Mercosur, grandi produttori di formaggi italiani taroccati.

CETA, la situazione dei formaggi italiani

Ecco, nello specifico, i prodotti del settore caseario nazionale più colpiti secondo l'analisi Coldiretti su dati Istat relativi al primo semestre del 2019:

  • Parmigiano Reggiano e Grana Padano: -32%;
  • Provolone: - 33%;
  • Gorgonzola: -48%;
  • Fiore sardo e Pecorino romano: -46%
  • Asiago, Caciocavallo, Montasio e Ragusano: -44%

Un totale che vale, appunto, -32% sull'export di questi prodotti verso il Canada rispetto al primo semestre del 2018.

Mentre il Canada gioisce...

Al contrario, aumentano di quasi 9 volte la quantità di grano importato dal Canada in Italia nel primo semestre del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, per un totale di 387 milioni di chili. Il balzo delle importazioni è favorito dalla concorrenza sleale di prodotti che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale vigenti nel nostro Paese. Il grano duro canadese viene infatti trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, secondo modalità vietate sul territorio nazionale dove la maturazione avviene grazie al sole.

Preoccupano anche le conseguenze sulle importazioni di carne canadese, visto che nel Paese nord americano per l’alimentazione degli animali è consentito l’uso di derivati di sangue, peli e grassi trattati ad alte temperature, senza indicazione in etichetta. Un sistema che in Europa è vietato da oltre venti anni a seguito dello scandalo della mucca pazza.

"Gli accordi di libero scambio siglati dall’Unione Europea devono rappresentare una priorità per il nuovo Governo, affinchè sia garantito che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute", conclude il presidente Prandini.

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