7 Giugno 2019
Etichettatura e trasparenza in primo piano nel convegno con Coldiretti a Orsenigo

COMO-LECCO – I dati fanno riflettere. Sono snocciolati dalle slide di Coldiretti in una serata, giovedì scorso, che ha centrato in pieno il tema della “cultura del cibo” che si è prefissa l’amministrazione comunale di Orsenigo: un incontro che ha sviluppato la conoscenza delle identità agroalimentari del territorio, il boom degli AgriMercati di Campagna Amica, la lettura delle etichette nel “carello della spesa”, ma anche il fenomeno dell’italian sounding: e qui arrivano i numeri, pesanti, di un gigantesco “vaso di Pandora” che fa emergere numeri impressionanti: ovvero, un valore di 100 miliardi di euro che, ogni anno, il “falso made in Italy” prodotto nel mondo sottrae alle vere produzioni agricole al 100% italiane.

“Oggi nel mondo due prodotti agricoli su tre sono falsi” rimarca Roberto Magni, imprenditore nel settore florovivaistico e vicepresidente di Coldiretti Como Lecco, intervenuto nella serata insieme a Daniele Barcella, allevatore, e a Francesca Biffi, presidente dell’Associazione AgriMercato di Campagna Amica.

“Approfondiamo innanzitutto il fenomeno: si tratta, senza mezzi termini, di un’autentica forma di pirateria alimentare internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all'Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo del nostro Paese. Ed è un fenomeno in misura diversa tutti i prodotti, dai salumi alle conserve, dal vino ai formaggi ma anche extravergine, sughi o pasta e riguarda tutti i continenti. I numeri chi dicono chiaramente che è necessario intervenire: all’estero c’è voglia di made in Italy alimentare, quello “vero” è in crescita e ha sfondato quota 42 miliardi di euro ma il gap disparità con i prodotti-pirata è drammaticamente elevato”.

Una battaglia, quella di Coldiretti, che si affianca ai successi già ottenuti nel campo dell’indicazione di origine obbligatoria, come illustrato a Orsenigo. Si tratta di un’azione che, nell’ultimo ventennio e a più tappe, ha avuto un impatto rivoluzionario sulle normative di etichettatura, che oggi impongono la rintracciabilità per prodotti chiave come carne bovina, pollo e derivati, uova, miele, frutta e verdura fresche, olio extravergine di oliva, pesce, derivati del pomodoro, sughi pronti, latte e formaggi, riso e pasta (dal 2018), tartufi e funghi spontanei. A riprova dell’efficacia del provvedimento, sono stati allestite due tavolate con la “spesa” fatta in un supermercato della zona e, insieme al pubblico, sono state mostrate e lette le etichette: si è quindi toccata con mano, ad esempio, la “pasta con grano coltivato e molito in Italia”, addirittura con l’indicazione della varietà di grano utilizzato, e quella con l’etichetta più generica possibile, che riportava come origine del grano: “Italia e Paesi Ue e non Ue”…

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