VARESE - La bocciatura da parte del Parlamento europeo della proposta della Commissione Ue sull’olio di soia tutela una filiera strategica non soltanto per le aziende agricole che coltivano questa oleaginosa, ma anche per il settore mangimistico e per gli allevamenti del territorio.
È quanto afferma Coldiretti Varese dopo l’approvazione dell’obiezione al regolamento delegato con cui la Commissione europea intendeva classificare l’olio di soia tra le materie prime a elevato rischio di cambiamento indiretto della destinazione d’uso dei terreni, il cosiddetto ILUC.
La misura non avrebbe introdotto un divieto formale di produrre olio di soia, ma ne avrebbe progressivamente ridotto il riconoscimento ai fini degli obiettivi europei sulle energie rinnovabili, con pesanti conseguenze economiche per l’intera filiera di trasformazione. Dalla lavorazione dei semi si ottengono infatti contemporaneamente olio e farine proteiche, utilizzate soprattutto nell’alimentazione animale: penalizzare una delle due componenti rischia quindi di compromettere l’equilibrio industriale e commerciale dell’intero comparto.
La coltivazione è presente anche in provincia di Varese: si tratta di quantitativi contenuti, ma il valore della decisione europea va ben oltre le dimensioni della coltura locale. La provincia di Varese è caratterizzata da una presenza articolata di allevamenti bovini e da produzioni lattiero-casearie che dipendono anche dalla disponibilità di materie prime proteiche e mangimi a prezzi sostenibili.
«Contrastare la deforestazione e il consumo di suolo è un obiettivo che condividiamo pienamente, ma non è accettabile applicare indistintamente alla soia coltivata in Europa un coefficiente di rischio calcolato su scala mondiale» sottolinea il presidente di Coldiretti Varese Pietro Luca Colombo. «La soia italiana viene prodotta su terreni agricoli già consolidati, nel rispetto delle regole europee e senza determinare l’abbattimento di foreste. Equipararla alle produzioni provenienti da aree interessate da reali fenomeni di deforestazione significherebbe penalizzare proprio il modello agricolo più controllato. La coltivazione riveste inoltre una notevole importanza nella rotazione colturale, poiché contribuisce in modo naturale ad arricchire il terreno».
La decisione dell’Europarlamento evita, almeno per ora, «un indebolimento della filiera italiana della soia, della mangimistica e della zootecnia. Una tutela particolarmente importante in una fase nella quale l’Unione europea dichiara di voler aumentare l’autonomia strategica nelle proteine vegetali e ridurre la dipendenza dalle importazioni provenienti da Paesi extraeuropei», conclude il direttore di Coldiretti Varese Luciano Salvadori.
La federazione provinciale ribadisce la necessità di politiche europee fondate sulla tracciabilità e sulla reale origine delle materie prime, capaci di distinguere le produzioni sostenibili da quelle effettivamente legate alla deforestazione e al cambiamento d’uso dei suoli.