23 Luglio 2026
Gli americani scelgono il lago di Como, ma negli Usa resta il business del “falso italiano”

COMO-LECCO – Dopo la fine dei Mondiali di calcio si è ormai spenta la festa sportiva negli Stati Uniti; resta tuttavia aperta un’altra partita decisiva: quella contro il falso Made in Italy agroalimentare. Gli americani scelgono il Lago di Como, sempre più meta del turismo internazionale, ma negli Usa continua a prosperare un’industria dell’Italian sounding che vale 40 miliardi di euro, alla quale si aggiungono altri 2 miliardi di danni provocati agli agricoltori italiani dall’Italian sounding fatto in Italia attraverso l’inganno dell’ultima trasformazione sostanziale previsto dal codice doganale.

«Il tema riguarda direttamente anche il nostro territorio – sottolinea Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco – perché il Lago di Como è una destinazione internazionale e accoglie ogni anno moltissimi visitatori stranieri, a partire da quelli americani. A loro dobbiamo poter offrire l’Italia autentica, fatta di prodotti veri, origine chiara, filiere riconoscibili e agricoltori che lavorano ogni giorno per garantire qualità e sicurezza».

Il paradosso – evidenzia Coldiretti Como Lecco – è che proprio mentre l’Italia e i suoi territori sono sempre più ricercati dai turisti statunitensi, negli scaffali e nei menu d’oltreoceano continua a prosperare un’industria del falso che utilizza nomi, colori, immagini e richiami geografici italiani per vendere prodotti che nulla hanno a che fare con le nostre filiere.
Secondo l’analisi di Coldiretti basata su dati Usda, negli Stati Uniti vengono prodotti ogni anno circa 222 milioni di chili di Parmesan, 170 milioni di chili di Provolone, 23 milioni di chili di Pecorino Romano e quasi 40 milioni di chili di altri formaggi che richiamano la tradizione italiana. A questi si aggiungono oltre 2 miliardi di chili di mozzarella, portando la produzione complessiva di formaggi “italian style” a sfiorare i 2,7 miliardi di chili.
La produzione è concentrata soprattutto negli Stati del Wisconsin, della California e di New York, da cui proviene circa il 90% dei formaggi di ispirazione italiana realizzati negli Stati Uniti (di questo è vittima anche il Gorgonzola). Un volume che ha ormai superato quello di alcuni dei più tradizionali formaggi americani, come Cheddar, Colby, Monterey e Jack.

Il fenomeno non riguarda però soltanto i formaggi. Anche nel comparto dei salumi proliferano le imitazioni di prodotti simbolo del Made in Italy, dai falsi Prosciutti di Parma e San Daniele fino alle versioni estere di Mortadella Bologna e Salame Milano. Non meno rilevante è il caso del vino, dove vengono commercializzati kit e preparati che consentono di riprodurre artificialmente alcune delle più celebri denominazioni italiane attraverso l’utilizzo di polveri e aromi.
Accanto all’Italian sounding prodotto negli Stati Uniti, resta il problema di quello fatto in Italia attraverso le pieghe della normativa doganale. L’esempio simbolo è quello delle cosce di maiali olandesi o tedeschi che diventano prosciutti italiani attraverso la semplice salatura, ma ci sono anche il triplo concentrato di pomodoro cinese al quale viene aggiunta acqua per trasformarlo in passata tricolore, le olive tunisine che diventano olio extravergine nostrano grazie agli inganni consentiti dalla norma sul traffico di perfezionamento attivo e il latte tedesco o polacco usato per produrre mozzarella con il richiamo alla bandiera italiana sulla confezione.

«Non è soltanto una questione economica – prosegue Trezzi – anche se il danno per le imprese agricole è enorme. È anche un problema di trasparenza e di tutela dei cittadini. Chi compra un prodotto richiamato come italiano deve sapere da dove arrivano davvero le materie prime e quale filiera lo ha generato. L’origine non può essere trasformata in un artificio burocratico o in un’operazione di marketing».
Per Coldiretti Como Lecco, la battaglia contro l’Italian sounding è ancora più importante in un territorio in cui turismo, ristorazione, agriturismi, prodotti locali e paesaggio agricolo concorrono alla costruzione dell’immagine dell’Italia nel mondo. Il Lago di Como non è soltanto una meta da fotografare, ma una porta d’accesso al patrimonio agroalimentare italiano: dai formaggi agli agriturismi, dai mercati contadini alle produzioni locali che raccontano il legame tra cibo, territorio e lavoro agricolo.
«Quando un turista americano arriva sul Lario – sottolinea Coldiretti Como Lecco nelle parole del direttore Luciano Salvadori – cerca l’Italia vera. Ma quella stessa Italia deve essere riconoscibile anche quando torna a casa e fa la spesa. Se negli Stati Uniti trova parmesan, falsi salumi italiani, mozzarelle italian style e vini riprodotti con polveri e aromi, il danno non riguarda soltanto le nostre esportazioni: riguarda la credibilità complessiva del Made in Italy».

«Per questo – conclude Trezzi – chiediamo regole più chiare sull’origine, controlli più efficaci e una difesa forte delle filiere italiane. L’agroalimentare autentico è un patrimonio economico, culturale e sanitario. Vale per l’export, vale per i consumatori americani e vale per territori come Como e Lecco, dove la forza dell’Italia si vede ogni giorno nel rapporto tra agricoltura, turismo, paesaggio e qualità della vita».

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