12 Agosto 2026
Como-Lecco, carburanti oltre i due euro: aumentano i costi per imprese agricole e famiglie

COMO-LECCO – Benzina e gasolio oltre la soglia dei due euro al litro, con aumenti superiori al 20% dall’inizio dell’anno e un impatto che dalle stazioni di servizio si trasferisce alle campagne, ai trasporti e all’intera filiera agroalimentare.
È quanto sottolinea Coldiretti Como Lecco alla luce dei dati rilevati nel Lecchese, dove tra gennaio e luglio 2026 il prezzo della benzina è passato da 1,64 a 1,98 euro al litro, con un incremento di circa il 21%, mentre il gasolio è salito da 1,67 a oltre 2,05 euro, segnando un aumento vicino al 23%.
Per una famiglia che utilizza due automobili, una a benzina e una diesel, con un pieno settimanale da 50 litri ciascuna, l’incremento della spesa è stato stimato in circa 700 euro nei primi sette mesi dell’anno. Su dodici mesi l’extracosto può superare i 1.200 euro.
Una dinamica che pesa anche sulle imprese agricole delle province di Como e Lecco, dove il carburante è indispensabile per lavorare i terreni, raggiungere stalle e alpeggi, trasportare foraggi e animali, effettuare le consegne e partecipare ai mercati.
«L’aumento non riguarda soltanto il gasolio utilizzato direttamente dai mezzi agricoli» afferma il presidente di Coldiretti Como Lecco, Fortunato Trezzi. «Ogni impresa deve sostenere anche i maggiori costi dei trasporti, delle forniture, degli imballaggi, delle manutenzioni e della distribuzione. Il rincaro si propaga quindi lungo tutta la filiera».
Un trattore o un mezzo impiegato nei lavori più intensivi può consumare decine di litri di carburante in una sola giornata. Anche pochi centesimi in più al litro, moltiplicati per centinaia di ore di attività, generano costi rilevanti per aziende che spesso lavorano con margini contenuti e non possono trasferire automaticamente gli aumenti sul prezzo dei prodotti.
L’impatto risulta ancora più forte nelle aree montane e periferiche, dove le distanze sono maggiori, i terreni sono frammentati e gli spostamenti richiedono più tempo e carburante. Raggiungere un alpeggio, trasportare il latte, consegnare i formaggi o movimentare il fieno comporta costi strutturalmente più elevati rispetto alle aree di pianura.
Il rialzo alla pompa produce inoltre un effetto indiretto sul prezzo di mangimi, fertilizzanti, sementi, materiali per il confezionamento e attrezzature, tutti beni che devono essere trasportati prima di arrivare nelle aziende.
«Il carburante è una componente trasversale del costo di produzione» osserva il direttore di Coldiretti Como Lecco, Luciano Salvadori. «Aumenta il costo del lavoro nei campi, ma anche quello necessario per portare le materie prime nelle aziende e i prodotti finiti verso negozi, mercati e consumatori. Per le produzioni fresche e deperibili, inoltre, trasporti e consegne non possono essere rinviati».
Il rincaro si inserisce in un quadro nel quale, nel Lecchese, la spesa alimentare media di una famiglia è aumentata nell’ultimo anno di circa l’1,1%, pari a una sessantina di euro su un paniere annuo stimato in 6 mila euro. Una variazione ancora contenuta rispetto a quella dei carburanti, ma che conferma la pressione esercitata dall’aumento dei costi sulle disponibilità familiari.
Per Coldiretti Como Lecco diventa quindi ancora più importante rafforzare le filiere corte e territoriali. Vendita diretta in azienda, mercati di Campagna Amica e agriturismi permettono di ridurre i passaggi intermedi, valorizzare le produzioni locali e trattenere una parte maggiore del valore economico nelle comunità.
«Acquistare direttamente dai produttori non annulla il costo dei trasporti, ma può contribuire a costruire una filiera più efficiente e trasparente» conclude Trezzi. «Sostenere l’agricoltura locale significa anche limitare la dipendenza da prodotti che percorrono centinaia o migliaia di chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole».
Coldiretti Como Lecco richiama infine la necessità di interventi capaci di contenere l’impatto dei rincari energetici e dei carburanti sulle imprese, evitando che l’aumento dei costi comprometta la competitività delle aziende agricole e produca ulteriori pressioni sui prezzi alimentari.

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