14 Dicembre 2019
Food “Made in Bergamo”, la valorizzazione passa non solo dalla politica ma anche dalle scelte della filiera

La politica deve sicuramente fare la propria parte, ma anche i vari soggetti che compongono la filiera dell’agroalimentare devono fare le scelte giuste, in modo da  perseguire i reali interessi del settore.

Per Coldiretti Bergamo è sicuramente positivo il trend in crescita  sui mercati esteri del food Made in Bergamo, e Made in Italy in generale,  ma ritiene non ci si debba sedere sugli allori e che ognuno debba continuare a mettersi in gioco, per quello che gli compete, mettendo in campo progetti e idee di ampio respiro, che non tengano conto solo degli interessi di parte. Non serve arroccarsi sulle proprie posizioni, bisogna invece attivare maggiori sinergie tra comparti, come sta promuovendo Coldiretti e l’industria più lungimirante, con il progetto di Filiera Italia.

“La nostra Organizzazione si è fatta promotrice di numerose battaglie in difesa del Made in italy – sottolinea Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo – a partire dalla costruzione di progetti di filiera fino all’obbligo di indicare l’origine in etichetta, che consideriamo uno dei punti nevralgici per le nostre produzioni e per il consumatore. Grazie anche al sostegno della politica di casa nostra, abbiamo raggiunto significativi risultati, infatti oggi su questo fronte siamo all’avanguardia rispetto agli altri paesi comunitari. E’ ovvio che tutto ciò non basta, bisogna fare ancora di più, ma bisogna farlo nel modo giusto”.

Secondo Coldiretti Bergamo la vera partita per l’agroalimentare italiano si gioca a Bruxelles.

“Se a livello regionale e nazionale - sottolinea Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo – riscontriamo un fattivo impegno sul fronte politico per quanto riguarda la difesa e la valorizzazione del nostro food, sul fronte europeo vediamo invece profilarsi numerose incognite: dalla mancanza dell’obbligo d’origine sulle produzioni degli altri stati membri, dal rischio dell’introduzione dell’etichetta a semaforo, dalla possibilità concessa negli altri stati di produrre formaggio con il latte in polvere, dalla penalizzazione del sistema agroalimentare con i dazi causati dalle politiche di aiuto ad altri settori economici fino alla riduzione delle risorse previste nella prossima programmazione della Politica Agricola Comunitaria. Ci preoccupa anche che il grande lavoro fatto a livello nazionale sul fronte della trasparenza in etichetta, venga vanificato a livello comunitario”.

Non si possono poi ignorare i grandi problemi causati da alcuni accordi di libero scambio, come ad esempio il CETA che ha favorito la diffusione del falso Made in Italy nel mondo e ha ridotto lo spazio ai prodotti originali dall’Italia. Questo accordo rappresenta un precedente disastroso che è stato poi replicato negli altri accordi successivi, da quello con il Giappone a quello con il Messico fino al negoziato drammaticamente concluso con i Paesi del Mercosur che sono grandi produttori di formaggi italiani taroccati.

“Non è la politica che fa queste scelte che vogliamo avere vicino – conclude Brivio -; vogliamo poter contare su una politica che, così come sta facendo a livello regionale e nazionale, continui a lavorare per le reali esigenze delle imprese: per la sburocratizzazione del settore, per valorizzare realmente i prodotti e i vari comparti, per sostenere i giovani che si vogliono impegnare in agricoltura, che nell’ambito delle opportunità previste della legge di orientamento individua nuovi strumenti e nuovi percorsi per le aziende agricole,  che affronta le problematiche legate ai cambiamenti climatici, che crede nella necessità di valorizzare l’ìdentità dei nostri prodotti, il nostro territorio e la nostra cultura”.

 

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