9 Agosto 2010
Mantova – Frumento: manovre speculative fanno altalenare il prezzo

Zani: siamo ancora sotto i costi di produzione, nessun rincaro di pane o pasta sarebbe giustificato
 
Sul mercato internazionale, il prezzo del frumento sta altalenando, con forti tensioni seguite da ribassi che, la settimana scorsa, hanno toccato l’8 per cento. Ciò conferma, secondo la Coldiretti, la presenza di “manovre speculative che hanno perlopiù l’effetto di disorientare i produttori”. Al Board di Chicago, punto di riferimento dei mercati internazionali, le quotazioni per consegne a dicembre si sono chiuse la scorsa settimana a 7,54 dollari a bushel (210 euro per tonnellata).

Altalenanti anche le notizie sulla produzione. Da una parte, la decisione della Russia di bloccare l’export dopo che il caldo e gli incendi hanno distrutto il 20 per cento del prodotto, dall’altra l’annuncio di un buon raccolto in Kazakistan, mentre la Fao ha rivisto al ribasso del 3,7 per cento le stime sulla produzione mondiale (651 ml/t).  

“Il prezzo mondiale del grano – fa notare il presidente della Coldiretti virgiliana, Gianluigi Zani - è salito del 60 per cento dall’inizio di giugno facendo registrare il più rapido incremento degli ultimi trent’anni. Tuttavia, il valore è ancora ampiamente al di sotto del livello raggiunto nel marzo 2008, quando le quotazioni sfiorarono i 400 euro/t. Al mercato di Mantova, i prezzi sono ancora al di sotto dei costi di produzione, anche se giovedì scorso si è registrato un aumento di 10 euro/t per il frumento duro e di 12 per il tenero”.  

L’andamento dei prezzi del grano “non giustifica – secondo la Coldiretti – alcun rincaro del pane o della pasta, sia perché le quotazioni sono contenute sia perché il pane viene già pagato oltre dieci volte il prezzo del grano e il suo costo dipende per il 90 per cento da fattori diversi dalla materia prima”. 

L’Italia importa 4 milioni di tonnellate di frumento tenero all’anno, che coprono circa la metà del fabbisogno per pane e biscotti, mentre 2 milioni di tonnellate di grano duro arrivano dall’estero per coprire oltre il 30 per cento del fabbisogno di pasta. Le superfici italiane investite a frumento sono calate quest’anno del 5 per cento per il tenero e dell’1 per cento per il grano duro.

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