20 Aprile 2010
Pavia, è l’ora del riso

Crediamo che sia giunta l’ora di affrontare le difficoltà della risicoltura in modo serio e non strumentale. In merito ai prezzi alla produzione secondo alcuni, nonostante la produzione attuale non sia sufficiente, bisogna vendere a prezzi internazionali. Nessuno ha però il coraggio di affrontare il problema delle speculazioni, delle inefficienze, delle diseconomie.
Stiamo attraversando un momento delicato e per nulla chiaro sulle prospettive del settore risicolo. Continuiamo ad assistere alle solite dinamiche, figlie di un sistema superato, dove a pagare le conseguenze sono gli anelli estremi della filiera: il produttore della materia prima e il consumatore finale. Non esiste una strategia per tutelare e difendere la risicoltura d’eccellenza espressa dai nostri territori. Al contrario, qualcuno continua a sostenere l’esigenza di aumentare le superfici seminate in quanto la produzione attuale non è sufficiente a soddisfare i consumi; però, già con le superfici attuali, i prezzi alla produzione continuano a calare e permangono giacenze di magazzino, ancora da collocare sul mercato.
tiamo subendo le azioni di chi detiene lo strapotere del mercato, e ne determina le decisioni. Il nostro obiettivo sarà arrivare ad una seria programmazione delle semine, evitando che le richieste di incremento della parte industriale vadano a discapito del reddito delle imprese perseguendo gli obiettivi di:

- riequilibrare la filiera e attuare una politica seria dei prezzi a garanzia dei produttori e dei cittadini consumatori;

- programmare le semine in funzione delle richieste di mercato e dei consumi delle singole varietà di riso;

- formalizzare accordi di filiera per rendere la stessa trasparente in fase di definizione dei prezzi;

- rafforzare i controlli sulle varietà di riso, promuovendo le varietà tipiche della nostra zona ed evitando l’omologazione di gruppi varietali per macro caratteristiche.

Quest’ultima situazione non può che impoverire l’intero mercato nazionale nonché il reddito delle imprese oneste.
In questo contesto nasce l’attuale proposta legislativa, tesa a tutelare e valorizzare le varietà storiche attraverso intese con la filiera, sulla quale Coldiretti ha concordato per avere uno strumento con il quale poter ulteriormente e definitivamente conferire la giusta classificazione e, contestualmente, valorizzare le varietà storiche commercializzate in purezza.
“Altrettanto importante – dichiara Giuseppe Ghezzi, presidente della Coldiretti di Pavia - sarà lavorare per evitare il ripetersi di casi come quello recentemente verificatosi della riseria Europea, che sta avendo effetti negativi su tutto il mercato risicolo italiano, in quanto verrà a mancare un importante attore con il conseguente rischio di accentramento del potere contrattuale in mano a pochi soggetti. Inoltre, le imprese risicole che non hanno avuto il riscontro economico relativo alle forniture del 2009, in molti casi si sono viste costrette a svendere il proprio prodotto pur di far fronte al mancato introito. In questo senso sarà necessario studiare nuovi sistemi per garantire il pagamento del prodotto conferito da parte dei produttori, anche introducendo sistemi di garanzia collettiva con l’ausilio delle stesse strutture organizzate.
In fine, sarà necessario organizzare i nostri produttori per porre in essere delle azioni di presidio delle Borse Merci, continuare a lavorare al progetto per la formulazione di prezzi che non tengano conto delle quotazioni di mercato (dettate dall’emotività o dallo strapotere di industria e mediatori nei confronti dei quali sarà necessario individuare nuovi meccanismi alla base del sistema retributivo) ma della redditività reale delle imprese agricole, della qualità del riso e della sua indicizzazione, nonché nell’individuare nuovi mercati che valorizzino la qualità e la tipicità delle nostre produzioni.
Coldiretti continua ad insistere sul proprio progetto “Una filiera agricola tutta italiana”: “Siamo pronti a condividere il nostro progetto con tutti quei soggetti (economici, industriali, sindacali, commerciali e politici) che metteranno al centro del loro programma l’identificazione e la tutela del riso italiano”.
Lo scorso anno, nello stesso momento di mercato, i prezzi pagati al produttore erano superiori del 20% rispetto a quelli odierni. Oggi, nonostante i prezzi pagati al produttore siano scesi del 20%, il prezzo al consumo non è sceso. Ciò dimostra con evidenza che non è l’utilizzo di riso italiano a far aumentare il prezzo al consumo. Occorre uscire dalla logica perversa secondo cui le perdite derivanti dalle diseconomie del sistema vengano scaricate sui produttori della materia prima e sui consumatori finali, e contemporaneamente i profitti finiscano nelle tasche di pochi.
Coldiretti, in tutto questo, con il suo progetto “Una filiera agricola tutta italiana” firmata dagli agricoltori, continuerà il proprio impegno a sensibilizzare i cittadini consumatori e le istituzioni affinché venga fatta definitiva chiarezza sulle bolle speculative a cui ormai assistiamo da troppo tempo e che nessuno ha il coraggio di affrontare e denunciare.

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