3 Aprile 2020
Uova bresciane ai tempi del coronavirus

Viaggio nella filiera delle uova bresciane: con l’esigenza di passare il tempo fra le mura domestiche si è tornati a preparare dolci, pane e pasta fatta in casa, seguendo una tradizione che appassiona in Italia oggi quasi una famiglia su tre (32%), secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.

Una tendenza in crescita, per il consumo domestico di uova, rilevata anche sul territorio bresciano, che conta su un florido tessuto di 3 milioni di galline ovaiole allevate in centinaia di aziende.

“L’utilizzo delle uova a livello industriale ha subito una battuta d’arresto, mentre i consumi delle famiglie sono quasi raddoppiati: oggi tutti hanno in frigorifero almeno una confezione di uova, alimento sano e completo da declinare in tante ricette casalinghe - spiega Cristina Bonetti, imprenditrice di Calvisano (BS) – le nostre uova bianche, generalmente destinate allo “sgusciato”, ora si trovano anche sugli scaffali dei supermercati. I volumi di produzione per noi allevatori sono quindi costanti e garantiti, i trasporti risultano operativi e i prezzi permangono in linea, mentre è cambiata la destinazione delle uova”.

Gli acquisti aumenteranno ulteriormente con l’avvicinarsi della Pasqua, durante la quale saranno ben oltre 400 milioni le uova "ruspanti" consumate secondo tradizione sode per la colazione, dipinte a mano per abbellire le tavole o utilizzate in ricette tradizionali e in prodotti artigianali e industriali.

Come vive la filiera delle uova bresciane

“Le misure restrittive attuate dal Governo – commenta Vittorio Roberti, dirigente di Coldiretti, membro della Commissione Unica Nazionale delle uova e imprenditore avicolo di Bedizzole (BS), - hanno comportato un aumento dell’80% della domanda di uova fresche da filiera tracciata e di qualità, un dinamismo che scuote il settore uova, le cui operazioni di lavorazione e confezionamento sono comunque rallentate dalle nuove procedure in ottica di gestione del personale, sanificazione e biosicurezza”.

Si lavora comunque a ritmi serrati, sempre nel rispetto delle regole dettate dall’emergenza: “il momento è impegnativo – conferma Concetta, addetta al confezionamento uova dell’azienda Marvit – Fattoria Roberti di Bedizzole – e si corre per riuscire a rispettare tutte le consegne. Da parte nostra cerchiamo di dare il massimo sia fisicamente sia a livello di disponibilità”.
Lo stesso vale per chi opera lungo la filiera delle uova, come i trasportatori, più che mai strategici nel garantire ai consumatori italiani la possibilità di fare la spesa. Anche il mondo della logistica si è infatti adeguato alle norme per il contenimento del coronavirus, con il rigoroso utilizzo di mascherina e guanti, la creazione di zone filtro per il disbrigo delle pratiche amministrative e lo svolgimento in esterno delle operazioni di carico/scarico dei prodotti, per evitare il contatto diretto con allevatori e dipendenti. “I ritmi in questo periodo sono molto più frenetici per l'aumentata richiesta di prodotto – spiega Alfredo, un autotrasportatore -, mentre gli scarichi della grande distribuzione risultano rallentati dalle misure anti-contagio. Si lavora tanto, ma con passione e cercando di dare il meglio ogni giorno”.

Continua Vittorio Roberti: “risulta problematico anche l’approvvigionamento di imballaggi e mangimi, ma continuiamo a rispondere al meglio al cambiamento in atto. Colgo l’occasione per ringraziare i dipendenti impegnati nel garantire questa attività essenziale, mostrando grande senso di responsabilità verso i cittadini e la nazione – aggiunge Roberti -. Noi agricoltori siamo abituati a compiere sforzi quando necessario, speriamo di riuscire a mantenere questi ritmi augurandoci che l’emergenza sanitaria rientri presto”.

La voce della grande distribuzione

Il momento delicato per l’intera filiera viene confermato anche da Mauro Odolini, responsabile acquisti del gruppo Italmark: “dal punto di vista della grande distribuzione, i consumi e la richiesta di uova sono praticamente triplicati nell’ultimo mese, avvertiamo che i fornitori sono sotto pressione e faticano a sopperire alla domanda, anche per via delle esigenze normative. Abbiamo dovuto allargare l’assortimento nei punti vendita con uova di galline da allevamento tradizionale, anche se la nostra filosofia segue normalmente altre direzioni.

Questo perché vogliamo soddisfare le richieste del mercato e supportare i produttori locali che servivano pasticcerie o ristorazione e sono attualmente fermi. Durante la quarantena gli italiani sono tornati ad apprezzare il “fai da te” e la categoria è presa d’assalto insieme a lieviti e farine. Cerchiamo comunque di garantire la presenza dei prodotti sugli scaffali, con la speranza di tornare presto alla normalità”.

Le uova si trasformano dunque in bene “riscoperto”, come alimento completo ed economico per le famiglie, auspicando che i consumatori continuino ad acquistare uova italiane, espressione della qualità di una filiera tracciata e sicura.

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